Saturday, September 24, 2016

Zibaldone


Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da sè stessi?Il male interiore appartiene a noi stessi?L'inconscio chi lo puo' guarire?uno psicanalista!Spesso rileggo il libro "la coscienza di zeno" di Italo Svevo e devo dire che in molte cose ci prende.
Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa?Il bipolarismo che io non apprezzo in quanto mi ritengo monopolare puo' essere gestito? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte nè che gli psicofarmaci curino qualcosa.Un mio amico prete li definisce "farmaci per l'anima" e forse un po' ha ragione.Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.Il malessere diventa dunque ciclico.Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.
Attenzione: E' potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. E' importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci.Si rischia di fare un danno e non trovare una soluzione.

Lettera al dottore n.2
Tutti i miei amici sono sposati con figli,o divorziati ed io invece sono rimasta solo.
Sono una ragazzo normale e, a detta di tutti, molto intelligente.
Ma la violenta depressione, che mi attanaglia il cuore e la mente, fa scappare tutte le persone che mi si avvicinano.
Spesso sono vittima di donne che intravedono la mia fragilità e la usano per prendersi gioco di me.
Voglio vivere e dare un contributo per un mondo migliore
Vorrei vivere e stare bene, vorrei un organismo che funzioni perfettamente, e vorrei dei figli da istruire sui valori dell’etica comportamentale, soprattutto nel campo dell’alimentazione e del rispetto ambientale.Davvero vorrei vivere perché sogno un mondo migliore senza rifiuti interni ed esterni.Ma la vita mi piega e mi spezza, e mi sento vittima della paranoia.Non voglio prendere farmaci che annebbiano la mente e distruggono il corpo. Voglio vivere. 
lettera 3
E' da molti giorni che vorrei scrivere questa lettera ma non è facile trovare le parole e le parole giuste per farlo. Non è facile perché vorrei parlare di depressione e solitudine e apatia e questi, si sa, sono argomenti tabù.
La vita è costantemente "condita" da eventi di ordinaria esistenza: lutti, problemi di salute, assoluta provvisorietà di ogni cosa, assenza di punti di riferimento certi. Quindi so bene di cosa parlo, da combatto con disturbi e solo chi ne soffre, o ne ha sofferto, può capire come la qualità della vita si abbassi fino a precipitare. E' una lotta continua e a tratti estenuante con la vita, il disagio estremo e la capacità di tenuta del nostro equilibrio psicofisico ma, quello che vorrei comunicare, è che si può fare. Non è una passeggiata e nemmeno un'arrampicata, è qualcosa che assomiglia all'inferno ma si può fare: si può strappare un equilibrio e riuscire ad andare avanti, non con serenità ma si può proseguire.C'è un'unica condizione, apparentemente o, a parole, semplice: farsi aiutare.
Farsi aiutare significa prima di tutto riconoscere che se ne ha la necessità e che, soprattutto, farlo non è una cosa di cui vergognarsi. La punizione della vergogna è per chi fa del male consapevolmente, per chi ruba, chi uccide e non per chi soffre, per chi perde la casa , non è per chi ha fallito. I termini "depressione" e "panico" sono stati così abusati al punto che hanno quasi perso i loro significati originali. La depressione è una malattia, una malattia gravissima che può colpire per ragioni diverse e imprevedibili, che non hanno una scala universale di valori, può colpire e basta, come una qualsiasi altra malattia fisica. E' esclusivamente perché ci si ammala e, come tutte le altre patologie, non ci sono colpe. Succede.Chiedere aiuto, in primo luogo agli amici e alla famiglia, significa, oltre che prendere consapevolezza del proprio stato di salute, accendere una vigilanza sociale, una cura particolare e attivare così una catena di solidarietà che prenderà tante direzioni.Io vorrei parlare di questo, far riflettere e farmi aiutare a riflettere sul motivo per cui perché per tutto il resto no? Qual è la vergogna? Il cervello non è sempre parte del nostro corpo, può anche lui, come tutto il resto andare in tilt?La domanda è retorica ma, chissà perché, non ce ne prendiamo cura. Quando si sta così male, quel male che ci impedisce di dormire la notte, di svegliarsi al mattino, quel cubetto di porfido che pesa sul cuore, sullo stomaco, che si ancora nella gola, quando si pensa che ogni cosa sia solo vana e insopportabile, quando niente, assolutamente niente ci fa sorridere e, se succede, ci si sente subito in difetto, quando, quello che si finisce per essere, è solo quello che si sente.Ecco quando finiamo per essere solo quel male bisogna dirlo.Dire, fare, baciare, lettera, testamento. quando dire è comunicare, fare è
muoversi verso l'altro, baciare è chiedere amore, aiuto, lettera è raccontarlo a tutti perché anche gli altri non si sentano più soli e testamento perchè si lasci qualcosa, dopo la nostra esperienza, che sia documentazione, archivio utile "a futura memoria"


paesino?



Tornando indietro nel blog quando facevo vita attiva mi sono accorto che:Quando pensavo che fossero tutte cazzate, ecco che ci cado. Sai no? La depressione, la tristezza, la solitudine… Tutte puttanate che capitano a dei sempliciotti, persone che probabilmente non hanno spina dorsale e gli piace cullarsi in scusanti per non fare nulla ed avere delle giustificazioni.E invece…?E invece mi sono rovinato la vita.Sono caduto con tutte le scarpe in questa trappola mentale e maledico per averlo capito solo quando ho perso una parte di me.Spesso si va troppo veloci in un questo mondo, mi ricorda quando ero piccolo in macchina con mio padre che sfrecciava a tutta velocità. Io stavo spesso dietro ed appoggiavo mento e naso al finestrino, divertendomi ad appannarmi la vista con il respiro.Andavano troppo veloci e mi perdevo ogni dettaglio, riuscivo a malapena a guardare il contorno, il contesto, che spesso era solo figure deformate che mi ricordavano qualcosa di già visto.Il mondo, specie quelli dei grandi, va esattamente cosi.La vita è quella macchina veloce e noi tutti siamo quel bambino dietro. Incapace di distinguere le cose, di vedere le sfumature o anche solo fermarci un po’.Probabilmente così è iniziato. Più che il bambino allora potrei essere un cartello o un’uscita dell’autostrada, sta di fatto che “non ero visto”… Anzi per usare un linguaggio automobilistico ero un’uscita “saltata” o “persa”.Nonostante cercavo di essere il più chiaro possibile, bello grande, blu e bianco e catarifrangente mi saltavano.Tutti…Gruppo di amici, la famigliola in vacanza, il vecchietto o la ragazza solitaria.Anzi la ragazza solitaria si era fermata eccome.Ho provato in questo ultimo periodo a valere qualcosa, ad essere riconosciuto. Come se fossi un paesino bellissimo ed interessantissimo, cercavo di farmi pubblicità, di fare marketing… Che poi alla fine si tratta di due cose: mostrarsi o essere necessari.Ho provato ad essere necessario senza risultati, anzi spesso era come se non avessi nulla, ed anche il mostrarsi non ha avuto grandi riscontri. Probabilmente ero stato depennato dalla cartina geografica.E come ogni paesino che si rispetti, inizia a morire lentamente. Le persone se ne vanno, cercavano la fortuna o di farsi una vita altrove, e tu vali sempre di meno. Le tue qualità, le tue risorse, vanno a scarseggiare sempre di più ed è così che tutto inizia se non reagisci capendo in tempo tutto.Arrivi anche a pensare che forse sarebbe giusto che all’incrocio per venire in quel paesino ci debba essere un mega incidente, per far clamore, per far notizia.Tipo “novi ligure”, voi per che cosa la ricordate? Oppure “erba”? Vedete? Forse non è così sbagliato concettualmente… Ma per quel poco che mi è rimasto, moralmente non ci sarei mai riuscito. Non avrei mai il coraggio per sbandare.Allora sanguini.Fino al punto che distruggi tutto, fino a quando non ce la fai più, che cerchi disperatamente qualcosa, anche al di fuori, per sentirti di valere qualcosa.Tipo organizzi una festa!Ma la festa è un flop, non sei nemmeno capace a farle, sei un paesino tranquillo, con dei principi, sani valori… Non è roba tua, ma ormai il danno è fatto.Le persone, le poche che rimangono lì, ti criticheranno per tutto, ti odieranno, di denigreranno. Si dimenticheranno presto di quanto fosse semplice e piacevole la vita da te… Penseranno solo ai tuoi errori, magari anche turisti capitato solo nel momento più sbagliato in assoluto. Senza rendersi conto che poi, puntando il dito, continuano inesorabilmente ad alimentare quel processo di distruzione, di sgretolamento.Ormai tutto ha quasi toccato il fondo… Sono ben poche le cose che puoi fare. Il malessere potrebbe essere strumento per affogare o risalire…Io sono risalito, ma a caro prezzo.Perché nonostante gli snob, quelli della città non volevano abitare da me… C’era chi invece voleva proprio quello, cercava quella tranquillità e semplicità… Quella ragazza solitaria aveva preso casa e stava bene.Peccato che l’hai capito solo quando le hai distrutto le fondamenta di casa per pensare ad essere visto.

Friday, September 23, 2016

attivi e inattivi


Mi chiamo Daniele e in vita mia ho fatto diverse cose come attivita' elencarle sarebbe lungo vi invito a leggere il mio sito http://www.tenka.altervista.org/ .Sono attivo dal 1998 e forse un po' anche da prima. Da giovanissimo inseguivo una chimera come lavoro e poi sbagliando me ne sono bruciato due,trovti da solo dove avrei potuto trovare il mio habitat.… da alcuni anni (non fu dal 98 anche prima avevo degli sporadici sintomi) ho iniziato a soffrire di lunghi e ciclici periodi di depressione: senza una ragione razionalmente apparente e in concomitanza dei mesi invernali,le feste, i week end, con un brusco cambio dell’umore,tutto mi diventa più difficile e faticosissimo.Ho sempre continuato a lavorare ma con un profondo senso di inadeguatezza: tutto perde di colore e di sapore; i profumi della vita svaniscono. Per mesi sopravvivo cercando di fare al meglio il mio dovere con l’angoscia di non uscire da un tunnel senza luce. Cerco di farmi forza, cerco disperatamente aiuto, mi curo e vado avanti fino a che,ma non tornano la voglia di vivere, le soddisfazioni nel lavoro, la speranza nel futuro, la gioia delle piccole soddisfazioni quotidiane.Nulla cambia e Nulla torna ad avere un senso, un significato, uno scopo. Il timore più grande è quello di non riuscire più a lavorare perché questo nostro lavoro richiede quotidianamente grande energia.Leggo che la sindrome ansioso-depressiva taglia ogni anno le gambe a centinaia di persone, che diventano inidonei al lavoro. Il fenomeno è in crescita: le crescenti difficoltà economiche, la flessibilità che ha imposto modalità di lavoro sempre più pesanti con datori di lavoro sempre piu' esigenti, la considerazione sociale che cala, i tempi della pensione che si allontanano a ritmi impensabili (in trent’anni si è passati dai quattordici anni sei mesi e un giorno ai sessantasette anni di età…) e la prospettiva è quella di passare da uno stipendio da fame ad una pensione oltremodo decurtata.Si riesce a vivere consumando risorse lasciateci dai sacrifici delle generazioni passate altrimenti sarebbe pressoché impossibile comprare una casa in una città come Lucca.Questo è un lavoro nobile che può dare grandi soddisfazioni ma che può diventare fortemente usurante soprattutto se si è costretti a farlo oltre le proprie forze.Ringrazio la pazienza dei colleghi straordinari con cui ho lavorato e quella dei genitori, ma mi sento in diritto di puntare il dito contro chi in questi anni ha massacrato il lavoro, tagliando salari e amputando risorse umane ed economiche.I nostri figli meritano una vita di alta qualità ma questa possibilità si basa ormai sempre di più sulla buona volontà e sullo spirito di sacrificio di noi inetti… e talvolta le gambe vacillano…



Thursday, September 22, 2016

Il leone ci insegue


“Ogni giorno una gazzella si sveglia e sa che dovrà correre più del leone altrimenti morirà”. E allora io, con la mente invasa dal pessimismo assoluto, risposi: “Beh, fossi io la gazzella, mi farei mangiare dal leone e chi si è visto s’è visto!”. Un lieve sorriso comparve sul volto della dolce del mio dottore.Se fossi una barchetta di carta che sbatte negli scogli mi lascerei andare a fondo. In quel momento per me aveva un senso, perché passare la vita a correre per non morire? Non è più facile lasciarsi mordere l’anima finché il leone sarà sazio?o affondare nel profondo del mare come una culla gigantesca che ci puo' accogliere.Ora aspetto il Pronto Soccorso, i medici e i dottori, perché penserete che io sia un malato semi-rinchiuso. È più facile dare questa denominazione a chi, come me, soffre di depressione. Non mi soffermo sui motivi, non mi capireste, e , per di più, non devo giustificarmi con nessuno, ma, a seguito di una discussione, mi son ritrovato ad ascoltare dei commenti riguardo a questo disturbo che mi hanno letteralmente scioccato.Molte volte i malesseri compaiono senza un motivo apparente.La depressione, o come la si usa chiamare “mal di vivere”, è un argomento di cui si parla poco, ma molta gente ne soffre e sta in silenzio o non si cura. So che molti di voi penseranno che ci sono malattie peggiori, quelle del corpo, che decidono per noi, ma vi posso assicurare che la vita mi ha insegnato a conoscere anche quella. Al timone della depressione navigano loro: le nostre emozioni, quelle represse, mai fatte uscire, trattenute nella nostra mente finché, al cambio della guardia, eccole prendere il controllo. Ci si arrende completamente alla parte negativa dei nostri pensieri, è come se ci fosse nella nostra mente un duello tra negatività e positività, è una lotta lunga una vita, ma ad un certo punto, degli eventi o qualcos’altro mettono k.o. i pensieri positivi ed ecco salire sul podio ansia, angoscia, paura e il “lasciatemi stare”.E poi chiamano la sindrome "bipolarismo" io mi definirei "monopolare".Ed è proprio qui che avviene il senso della nostra vita, dimostrare a noi stessi la forza che abbiamo dietro quelle lacrime versate sulle lenzuola,o non versate che rimangono nel cuore, quelle tazze di camomilla che non finiscono mai, dietro i pianti di chi ti ama e non sa cosa fare per te. Già, l’amore può guarire, ma non sempre può bastare, perché se non ami te stesso è come se gli altri amassero un fantasma, qualcuno che non esiste, e quindi per noi i malati  siete voi.In molti casi si vive bene in solitudine con il proprio essere senza nessuna persona accanto a riflettere con il proprio inconscio.Non è facile, non è facile per niente, è come prendere a pugni un muro, solo scavalcando lo si può superare, ma non tutti hanno un fisico atletico e questo non vuol dire che siano meno forti.In molti casi c'e' l'arrendevolezza e ci si adagia nel male oscuro come fosse un lieto,poco piacevole,compagno.La depressione non deve essere un tabù, un disturbo di cui vergognarsi, perché siamo tutti gazzelle e corriamo verso la stessa direzione. Chi andrà più veloce, chi rimarrà indietro, chi arriverà strisciando al traguardo, ma l’importante è lottare, non importa come e quando, quel leone ha fame e se lo alimentiamo con la nostra ignoranza, sarà più veloce e chi sta indietro cadrà. “Devi reagire!” è la frase che tutti ripetono,come fa male sentirselo dire anche se tu lotti e non riesci a raggiungere il traguardo, ma non capite che il problema è proprio il non voler reagire, si abbandonano le forze e soprattutto la speranza. Io auguro a chi riesce a dominare la sua situazione, di non rinunciare mai a darsi una seconda possibilità, che solo l’aver affrontato il problema vuol dire che la voglia di vivere non si è ancora spenta. Non sei solo ad affrontare quel mare profondo e non vergognarti di quello che senti, perché nessuno ha il diritto di giudicare, anche se lo faranno, pensa che è meglio vivere con una spada in mano, piuttosto che nascondersi dietro uno scudo. Si perde una battaglia, ma non la guerra! Tutti meritiamo la serenità, specialmente se sudata, ma dipende solo da noi, con che occhiali vogliamo vedere la vita.
“Nascere è ricevere l’universo in dono”.

Tuesday, September 20, 2016

Caro dottore


“Caro dottore per favore, non nascondere la diagnosi. Entrambi sappiamo che io sono qui per sapere se ho qualche seria malattia. Se so cos’ho, posso combatterlo e ho meno paura . Se tu mi nascondi la diagnosi e non mi dici come stanno le cose , mi togli la possibilità di aiutare me stesso. Mentre tu ti stai chiedendo se io la comunicherei , io già lo so. Puoi sentirti meglio se non me lo dici, ma il tuo inganno ferisce.
Non dirmi quanto tempo dovro' soffrire ! Io solo posso decidere quanto soffrirò. Sono i miei desideri, i miei obiettivi, i miei valori, le mie energie, la mia voglia di vivere che fanno la differenza e prenderanno la decisione!
Fai capire a me e alla mia famiglia come e perchè mi sta succedendo questo. Aiuta me e la mia famiglia a vivere ora. Dimmi cosa devo mangiare e di cosa ha bisogno il corpo. Dimmi come usare la conoscenza e come il mio corpo e la mia mente possono lavorare insieme. La guarigione viene da dentro, ma io voglio unire le mie forze alle tue. Se noi due diventiamo una squadra, io potrò vivere una vita un po’ più migliore. Dottore, non lasciare che le tue aspettative negative , i tuoi timori e i tuoi pregiudizi infettino il mio stato di salute. Non guardare solo alla mia possibilità di star bene, vai oltre le tue aspettative. Dammi la possibilità di essere l’eccezione alle tue statistiche!
Insegnami ciò che sai, le tue credenze e le terapie, ed aiutami a portarle nella mia mente. E ricorda, sono le mie credenze e convinzioni ad essere le più importanti. Ciò in cui non credo non può essermi d’aiuto.
Devi studiare e conoscere ciò che la malattia significa per me: dolore, o paura dell’ignoto. Se il mio sistema di credenze accetta terapie e non accetta la tua terapia , non abbandonarmi.
Per favore, prova a farmi cambiare idea e a cambiare il mio sistema di credenze, sii paziente con me,aspetta e credi nel mio cambiamento. Potrebbe arrivare un momento in cui io sia terribilmente ammalato e bisognoso della tua terapia e del tuo aiuto come e' gia' successo.
Dottore, insegna a me e alla mia famiglia a convivere con la malattia, anche quando non ci sei tu con me. Concedici del tempo per farti delle domande e dacci un po’ di attenzione quando ne abbiamo bisogno. E’ importante che io mi senta libero di parlare con te e di farti domande. Vivrò un po’ di più e la mia vita avrà un po’ più senso se io e te sviluppiamo una relazione significativa. Io ho bisogno di te per raggiungere i miei nuovi obiettivi”.
"ai crescenti successi della medicina corrisponde paradossalmente, l’aumento d’insoddisfazione tra i pazienti e gli stessi medici, che peraltro sembrano andare per strade diverse: i pazienti alla ricerca di una maggiore tutela, i sanitari alla ricerca di un riparo da richieste di salute a volte difficilmente soluzionabili." A volte, la relazione tra medico e paziente potrebbe farsi complicata perché il medico potrebbe non avere la possibilità (in termini di tempo, risorse e formazione) di cogliere quei bisogni di cura che vanno al di là del corpo del paziente."alle tematiche relazionali per accrescere la capacità di sviluppare un rapporto empatico con il paziente"L’ipocondria è la paura o la convinzione di avere una malattia grave a dispetto delle evidenze cliniche. L’ipocondria è l’espressione di un disagio che cerca di elicitare risposte di rassicurazione da parte degli altri. Il disturbo sembra essere legato ad uno stile d’attaccamento insicuro  per cui la persona tende a vedere se stessa come immeritevole di cure (in senso ampio) e/o gli altri come incapaci o disinteressati a fornirle. Inoltre, precoci esperienze di malattia che colpiscono la persona o un suo familiare, tendono ad aumentare la probabilità che i disagi possano esprimersi attraverso il corpo e le sensazioni.

solitudine2

Esiste nella mente d’ogni uomo un angolo nascosto che possiede una grande energia.
In quella parte della mente si annidano delle sensazioni molto intense, sopite per la maggior parte del tempo quotidiano ma
dirompenti quando la barriera della coscienza cede all'imperativo espressivo. In queste pagine vorrei condividere con voi una di quelle sensazioni. La sensazione unica ed inconfondibile della solitudine. Se vi chiedete il perché di questo tema sappiate che non ho una risposta tutt'al più penso, a ragione o a torto, che il parlarne ci può giovare.
La solitudine è un oggetto misterioso quanto affascinante. Amata, odiata, o ricercata ha contribuito al destino degli uomini, ma...
Concedetemi una pausa. Non vorrei parlare della solitudine dei grandi uomini,  ma di quella più semplice che ci accompagna
quotidianamente. La solitudine della gente comune, che vive, lavora, sta insieme con gli altri e non per questo n’è esente e non per questo diverrà mai un esempio per gli altri.
Esiste dunque una solitudine comune? Si, penso proprio di si, quella dei piccoli gesti quotidiani. Da quando nasciamo la solitudine ci accompagna ;
È una cosa bella? È brutta? Ma! Sicuramente è necessaria..
Della solitudine, dunque, non ne possiamo fare a meno. Ci riconduce ad una perdita, ad un sentirci lontano da ciò che desideriamo, da ciò che amiamo. Ciononostante, guardando il
veloce fluire degli eventi quotidiani, ci appare strano che esista la solitudine. Viviamo in un mondo sovraffollato. Le città sono caotiche, le strade ingombre d’auto, gli spazi vitali sempre più ristretti. Riusciamo a ritrovare una dimensione più “umana” quando troviamo un angolo verde, tranquillo, dove siamo “soli”.
Tutto ciò sembra un paradosso. Fuggiamo dalla solitudine e viviamo in città compresse, ma ritroviamo noi stessi quando siamo soli.
Probabilmente, la solitudine ci appartiene e ci protegge, come la nostra pelle.
 Certamente la società, in cui viviamo, non ci aiuta ad elaborare la solitudine, a farla diventare un elemento di forza e non di sconforto. I mass media, gli slogan pubblicitari invitano, se così si può dire, ad isolarsi, ad esprimerci nell’unicità. La pretesa d’unicità è immaginaria, poiché tutto ciò che ci propongono è raggiungibile da tutti con i medesimi oggetti. “Un’unica sensazione di benessere”: riecheggia la voce nella pubblicità. L’uomo sembra, dunque, fuggire incessantemente dalla solitudine, ma compie il gioco del gatto che si morde la coda, la
ripropone, puntualmente, come un destino maledetto che non lascia scampo alla ripetizione, nelle sue costruzioni sociali.
Proponendomi di raccontare le quotidiane sensazioni sulla solitudine, ho provato ad osservare quante volte, nell’arco di una sola giornata della mia vita, mi sono sentita sola.
Ho avuto un sussulto, quando, alzandomi la mattina, mi sono reso conto che avevo trascorso la notte da sola. È vero, i sogni mi hanno tenuto compagnia nella notte, ma al mio risveglio  non avevo che me stessa  rannicchiata in un lato del letto.
Forse questa è una banalità, ma di quante banalità è fatta la nostra giornata. Avete mai osservato le persone per la strada che si afferrano per mano? È un gesto unico, di profondo affetto. È un modo per stare vicino ad un altro. È un modo per sentirsi vicini alle persone che si amiamo. Quante volte, però, la mano tesa non ha ricevuto risposta? Perché si, perché no, poco importa. In quegli attimi, il tempo acquista significato e la nostra capacità di vivere la solitudine è messa a confronto con la nostra natura più intima. Sarà poi la nostra eredità “emotiva” a definire il grado di tollerabilità della stessa. È dunque
nel destino dell’uomo avvertire la solitudine, anche nei piccoli gesti quotidiani, come quello di salutare un amico che si congeda? Si, penso di si, ma non sempre ne rimaniamo traumatizzati. La storia ci ha insegnato, come se non avessimo già imparato abbastanza dalla nostra vita quotidiana, quanta forza si può acquisire dal restare solo. L’impossibilità di esprimersi, provocata da situazioni forzate, ha permesso a Dostoevskij il recupero di forze spirituali che gli ha permesso di sopportare la prigionia e di scrivere opere memorabili. Lo stesso Beethoven, ha dato alla luce la sua opera più geniale nel silenzio fisico. Gli orientali affermano che “dal fango può nascere un fior di loto”. Noi, possiamo affermare con altrettanta enfasi che “dalla solitudine può nascere la creatività”. Allora la solitudine non è solo rifiutata, ma ricercata. Mi riferisco alla solitudine feconda quella che non scade in isolamento e che permette di realizzare dei veri incontri, prima tra tutto quello con se stessi. Nasce allora la fiducia, costruita con gli anni, sicuri d’avere uno spazio, prima mentale che fisico, dove è
possibile integrare i pensieri con i sentimenti. La preghiera, la meditazione, il concedersi una pausa, magari facendo il giro dell’isolato, permette un momento di astrazione, di abbandono ad un silenzio ristoratore. E’ un viversi dentro possibile, in grado di attribuire significato alla vita, alle emozioni, al silenzio ritrovato. Non a caso la normalità, la nevrosi e la psicosi esprimono, in modo diverso, la capacità di vivere la solitudine. Per alcune persone, la solitudine garantisce loro l’equilibrio psichico ed affettivo. Grazie ad una breve fuga dalla tensione quotidiana è possibile evitare un leggero stato di
depressione e magari, perché no, investire in creatività. Parimenti ciò non accade nelle forme in cui il disturbo psichico è più importante. In quei casi la solitudine corrisponde ad un pericolo, potentissimo e violento. La capacità a tollerare la solitudine, purtroppo non è distribuita dalla natura in modo eguale.
Non è un destino immutabile, dalla solitudine si può emergere e se non è possibile farlo da soli perché non farsi aiutare. Non è forse quello che continuano a dire, in modo più o meno diretto, gli psicologici e gli psicoterapeuti di ogni dove?
La solitudine può diventare, allora, una compagna amica.

IO:Camminatore che vai cercando la pace al crepuscolo la troverai alla fine della strada


Volevo ritornare sul mio hobby quando mi viene permesso di spostarmi in montagna a riflettere.Mi piace farlo quando ci sono temporali ma non in montagna troppo scoperta paesuccoli dove c'e' un po' di abitato possibilmente anche un bar e un piccolo cimitero semi abbandonato.E' il fascino di bagnarsi un po' e fermarsi o in quella specie di casine dove c'e' la fermata dell'autobus o sotto qualche vecchia cappellina in qualche cimitero semi abbandonato.Vedi il temporale che sbatte,risuona libera la sua energia e fa sentire come se ci fosse solo quell'attimo.C'e' chi dice che e' pericoloso stare in montagna quando c'e' il temporale ma il fatto di avvicinarsi al cielo in quella circostanza rende tutto cosi' piu' dolce e il male oscuro sembra che se ne vada.Un gioco di aria ionizzata mi dicono,forse si.Allora la mia collocazione di dove vivo e' sbagliata dovrei andare su qualche collina a vivere.Sento spesso la volonta di isolarmi in qualche luogo semi-isolato e di riflettere.Il fiume e' diventato offlimits dopo che alcune persone ci sono affogate tempo fa.Ma voglio tornare anche li a sentire il fruscio dell'acqua che scorre inesorabile e che si fa spazio (come nella vita) lungo il suo tragitto.Penso penso e spesso non capisco se ne vale la pena,costretto a una vita di questo tipo.Il pensiero vola basso e in maniera molto realistica fare le cose che facevo prima potrebbero risultare anche difficili ora.
Non so ho la mente confusa specie oggi,oggi che sono pure solo a casa mi prendero' cura del mio cane e vedro' se riesco a non pensare a pensieri negativi,ma la tentazione e' forte, e' piu' forte di me e' come un bambino piccolo che vede la torta di pandispagna e ci vuole infilare la manina.Che ricordi io da piccolo l'ho fatto e il mio tato,il mio padrino del battesimo mi lecco' la mano.Ma in realta' mi trascino le mie debolezze dall'infanzia?forse si , non ho mai socializzato molto bene con i miei compagni, tendevo sempre a isolarmi con un mio carissimo amico,anche lui caduto nel male oscuro.Sento il bisogno di serenita' di tranquillita' ma non trovo il giusto equilibrio o la concentrazione o la liberta' per farlo.Devo sempre tenere per molti la maschera della tranquillita' dell'uomo sereno anche se di quell'uomo non c'e' la traccia.Barista mi faccia una cortesia un caffe' al vetro e un bicchiere di acqua gassata,il caffe' del bar lo bevo poco zuccherato e un sorso d'acqua prima e un sorso d'acqua dopo per voler cancellare il sapore del caffe',prendere solo la sua energia e allo stesso tempo nascondere il senso di colpa di avere preso il caffe' al bar.Bar: dove tutti vanno e in molti bevono alcolici io nemmeno piu' quelli.Che vita ingrata.Sento i passi di un uomo che si avvicina e della via che non riesco a scegliere o ad avere la liberta' di prendere,voglio vivere,voglio uscire da questa prigione e nella pochezza della mia vita decidere io cosa fare e prendere una decisione giusta o sbagliata a seconda di cio' che il mio essere decide di fare.Sono perplesso e forse ho bisogno di persone "vere" al mio fianco.

tristezza


Tutti sappiamo cosa significa attraversare un brutto momento, quando il dolore e i pensieri negativi ci obbligano a riprogrammare molti aspetti della nostra vita. A volte il semplice fatto di vivere momenti del genere è un modo per imparare e ottenere nuove strategie per affrontarli in futuro.Ma se la tristezza dovesse essere costante nella nostra vita? Cosa succede se questo malessere interiore, il dolore e lo sconforto non scompaiono, ma ce li trasciniamo dietro giorno dopo giorno? In questo caso, si tratta di un disturbo chiamato distimia.La distimia è una forma di depressione, caratterizzato da sintomi affettivi ed emotivi importanti, che nella quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali  (DSM-V) viene classificato come “disturbo depressivo persistente”. 
  • È una costante sensazione di tristezza e di sconforto. Non ci sono momenti migliori o peggiori, ma di solito questa sensazione emotiva così negativa dura più di due anni o piu'.
  • Vale la pena sapere che questo tipo di disturbo non è quasi mai legato a “fattori esterni”, vale a dire, non sono necessarie delusioni o perdite affettive per cadere in questa forma di depressione. L’origine è organica e quasi sempre ereditaria
  • Di solito compare intorno ai 21 anni di età.(1998)
  • Nonostante ci sia una componente ereditaria, lo stress solitamente è un fattore che peggiora notevolmente questa sensazione di sconforto.
  • Alla tristezza si aggiungono il cattivo umore, la stanchezza, l'insonnia i disturbi alimentari e la difficoltà di concentrazione.
  • Se la distimia non viene trattata in tempo, può sfociare in una “depressione maggiore”, cioè un disturbo mentale ancora più grave.
  • Innanzitutto, bisogna avere ben chiaro che la distimia è una patologia che va gestita e affrontata durante tutto l’arco della vita. Possiamo godere di una qualità di vita adeguata giorno dopo giorno? Sì, è possibile, ma sono necessari alcuni passaggi:
    • Farmaci antidepressivi
    • Sessioni di psicoterapia comportamentale e cognitiva, più incontri di gruppo.
    • Assistenza medica periodica durante tutta la vita.
    • Sostegno e conforto sociale (amici, parenti) e personale.
    Dobbiamo tenere presente che l’origine di questo disturbo è ereditaria, quindi organica. Quasi sempre si verifica un’alterazione nei neurotrasmettitori di serotonina.Questo significa che i farmaci saranno efficaci e che, senza dubbio, la terapia psicologica sarà di grande aiuto. Tuttavia, bisognerà seguire questi trattamenti e terapie tutta la vita. In questo modo, le persone affette da distimia potranno godersi la vita giorno dopo giorno realizzare i loro sogni e raggiungere i loro obiettivi.
    È necessario che le persone a cui è stata diagnosticata la distimia siano consapevoli del loro problema e che dimostrino di avere grande forza interiore per capire cosa sta succedendo loro. È una malattia da tenere sotto controllo e soprattutto è importante individuare e gestire le fonti di stress e di ansia perché possono far peggiorare la situazione.
  • Alle volte parlo con un amico ci incontriamo per strada, inizia una conversazione. "Come va?" dice il prima" "Non me ne parlare, sono depressissimo» il  la secondo, il cui racconto in realtà mi fa apparire solo un po’ annoiato del suo lavoro e della sua vita privata. Il fatto è che chi e' depresso non ha quasi mai la forza e l’entusiasmo per usare il superlativo (non dice sono depressa ma depressissima), una frase simile è l’emblema della paradossale “cultura della depressione” che ci circonda. Tristezza, malinconia, sconforto, mancanza di forze e di entusiasmo, sbandamenti un po’ più prolungati o intensi del solito, vengono catalogati da chi li vive o da chi sta intorno come depressione.

Monday, September 19, 2016

Solitudine


Noi animali della specie uomo (come  tanti altri mammiferi) abbiamo  il naturale bisogno di far parte di un  gruppo ma non tutti, di stare con gli altri, di confrontarci  con gli altri, di affermarci  a livello sociale. Ecco perché viviamo  in società. Vivendo fin dalla nascita  in società, siamo fortemente  condizionati da essa fino al punto  che il nostro DNA psicologico perde  le tracce di un nostro naturale bisogno:  il Bisogno di-Stare-Soli, ossia  il bisogno di essere con noi stessi,  di confrontarci con noi stessi, di  renderci profondamente autonomi e devo dire che in questi ultimi anni il vivere da solo mi ha confortato molto ma non e' ancora nulla,voglio piu' solitudine!.  Non solo. Nei romanzi, nei film,  nelle canzoni, in Tv, ecc. la solitudine  è sempre rifiutata dai protagonisti questo ci vogliono inculcare i massmedia.  Ciò ha fatto nascere il luogo comune  che sentirsi soli è brutto, è triste,  è un male e' depressione.  E così, quando siamo costretti a stare  soli, crediamo che sia una cosa  innaturale, anormale, patologica…  e assegniamo al nostro stare soli un  valore negativo... Di conseguenza  avvertiamo un sentimento negativo:  «Se io non sto insieme ad un altro  essere umano, sono solo, mi sento  solo. Quindi soffro anche se questo riflettendoci non e' proprio vero,vorrei molto vivere in una capanna lungo un fiume che scorre un po' come la vita.......». Quando siamo  soli per molto tempo, ci sentiamo a  disagio e soffriamo in silenzio la  nostra pena, biasimandoci segretamente  per la nostra incapacità di  avere amici ma sara' vero?spesso si introducono persone negative per sopperire a questo mancamento andando a ledere ancora di piu' la nostra psiche. Guai poi a parlare in  pubblico della nostra solitudine!  Non c’è niente di più sciocco. Essere  soli, sentirsi soli non vuol dire essere  degli appestati,ne dei disagiti. La solitudine  non è un marchio d’infamia, è una  condizione psico-fisica normalissima.  Essa costituisce uno stimolo alla  vita poiché ci permette di assaporare  l’amaro sapore della separatezza  che ci spinge a cercare gli altri. Ben venga quindi la solitudine!
  Si tratta di un sentimento che ci costruiamo  pian piano nel nostro animo  aumentando l’amore che nutriamo  per noi stessi anche se questo porta credo a essere un po' egoisti con chi egoista e' con noi.  Quando siamo soli dobbiamo quindi  sforzarci di essere pienamente  presenti a noi stessi. È questa la  condizione essenziale per una feconda  vita sociale. Come incontrare  gli altri se non  riusciamo ad essere prima  presenti a noi stessi?  Svegliati con te accanto  come faccio io: «Buon  giorno Daniele!  Ti auguro una magnifica  giornata!».  Mangia insieme a te come  faccio io: «Buon appetito  Daniele!»  Prendi uno specchio e guardati dentro  immaginando di vedere un altro  “tu”. Un “tu” più allegro, più scherzoso,solitario alienato dalla vita sociale ma fiero di vivere la solitudine interiore alla riscoperta della propria essenza.Vorrei parlare di queste mie tematiche con un buon psicologo per sentire cosa ne pensa.Tempo fa un dottore durante una mia crisi del male oscuro mi disse"vuoi sentirti come una barchetta di carta che viene sbattuta qua e la dal mare agitato?"ovviamente in quel momento risposi di no ma ripensandoci visto che le asprita' della vita ci sono l'idea della barchetta che nuota con il mare in tempesta,da sola,non e' poi cosi' male.  Più ironico. Un “tu” che ride  di se stesso: dei suoi errori,  dei suoi difetti, delle  sue debolezze... e ....  Ridi con lui: dei tuoi  errori, dei tuoi difetti,  delle tue debolezze  e (perchè no?)  anche della tua solitudine.  Certo, questo  mio modo di fare  può sembrare strano, ma  non lo è, e' frutto di delusioni avute in passato e di delusioni che continuano a essere presenti nell'attuale ma che non sono rimovibili per ora. È semplicemente  intelligenza, saggezza, fantasia…  Tu potresti dirmi: «Sono d’accordo  con te Daniele. Ciò che dici va bene  per quelle persone che ogni tanto  rimangono sole. Ma io sono una  persona che sta spessissimo sola».  Bene. Incomincia allora a star bene  con te almeno per il 50% del tempo  mettendo in pratica i suggerimenti  di cui sopra. La tua noia e la tua malinconia  si ridurranno del 50%. In  questo modo incomincerai ad amare  serenamente la tua solitudine, come  è accaduto a me dopo che ho superato  il periodo di solitudine continua.  Io amo la mia solitudine…  
"Perché quando sono solo posso  starmene con me.  Perché quando sono solo posso comunicare  con me.  Perché quando sono solo posso giocare  con me.  Perché quando sono solo posso vivere  con me.  Perché quando sono solo sono con  ciò che penso, ciò che sento, ciò che  faccio.  In questo momento sono in totale  solitudine al centro di una  radura di montagna,c'e' il temporale mi sto fumando mezzo toscano sperando che non si spenga ora mi rechero' in un piccolo cimitero abbandonato per ripararmi sotto qualche cappellina e gustarmi il temporale,tutto bagnato si perche' infondo bagnato poco o tanto cosa cambia?sempre bagnati si e' e forse rilassa pure, e non mi  sento solo........ Perché sono circondato  da centinaia di stupende margherite  gialle, da decine di  nuvole nere che sbattono tra di loro generando il temporale con tuoni e lampi.Come potrei sentirmi solo? "
In cuffia: Nomadi-Io vagabondo

Sunday, September 18, 2016

Lettera per te/vivere da solo


Oggi l'affermazione di un mio amico mi ha fatto davvero stare male ,demoralizzato come non mai prima d'ora e tutti i brutti pensieri sono riaffiorati con una forza devastante .
Praticamente con questo mio amico stavamo chiaccherando di come sta vivendo la sua vita da single visto che è da piu di un'anno che vive da solo a 30 anni e nessuna ragazza , gli ho chiesto come si sta se ce la fa con lo stipendio e altre cose ...la sua risposta per me è stata agghiacciante .
Mi ha detto che ce la fai con i soldi tirando cinghia e che per le faccende ti basta un pò di abitudine ma nulla di cosi difficile ...la verà difficoltà mi ha detto esplicitamente è convivere con la solitudine di ogni giorno ( anche lui sta cercando una ragazza )e li ho espresso il mio disappunto esprimendo la mia teoria sul come si riesce a vivere bene in compagnia della propria solitudine se psicologicamente sei appagato dal rapporto che hai con il tuo essere.Avere una donna e soffrire di stati di debolezza non ti aiuta,la donna vuole uscire,vuole che sei sempre da lei,vuole che la porti a fare la spesa,al mare,in piscina,in palestra etc etc etc. Restare sereni anche se vai a casa la sera e non trovi nessuno ad aspettarti trovando il tuo appartamento vuoto e buio e dove le uniche parole che senti sono quelle della TV che accenderai ,ed altre cose abbastanza esplicite io lo trovo confortante spesso anche la vita famigliare (papa' e mamma) puo' essere cosi' opprimente.Io non so perche mi ha detto queste cose in maniera cosi esplicita ,ma di certo ho intuito che non sta bene nemmeno lui prevalentemente con se stesso e che la cosa non lo fa stare sereno nonostante abiti da solo.
Io per sviare il discorso e per non andare a scavare sulla mia vita gli ho detto che mi abituero ...ma nel profondo mi sono sentito un male al petto che non vi dico tutti brutti pensieri le ragazze che non ho mai avuto o che mi sono lasciato scappare ,quelle che mi sono piaciute ma che mai mianno scorrisposto insomma tuto il me è riaffiorato ,ancora adesso ci sto male e ripensandoci non so cosa mi succedera quando andro a vivere lontano da casa ,ho dei presentimenti piacevoli considerando la mia personalita' .Boh alla fine succederà quel che succederà se mi alienero' ancora di piu' in casa a causa del male che ho dentro si vede che doveva andare cosi."Hai detto bene" controbatto per non contraddire ,ho piu di un anno rispetto a te ma quando arriverai alla mia eta forse come è successo per me ti verrà difficile continuare a vivere appresso hai tuoi genitori ,io mi sono stancato e voglio la mia privacy e anche perche sono stanco di veder mia madre lavarmi le cose è altre cose .Volgio avere una stanza mia ed una vita mia ,purtroppo forse sarà solo un vita di piacere perche'  da solo ,solo come un cane e questo non  mi fa una paura non mi crea una tristezza disarmante ora ,proprio perche  non ho un bruttissimo presentimento ,ma non mi importa piu .
Da casa mia andrò via anche se non nel modo che vorrei ,e poi succeda quel che succeda e una vita in una comune rispettando il fatto che vorrei un mio spazio per meditare non mi sarebbe cosi' ostile.Ora per meditare mi chiudo in mansarda dove ho i miei hobby,ma non posso dare vita al mio estro o esprimermi se la confusione mi prende troppo tra le sue braccia,troppe case vicine.Rendendomi conto che non potro' vivere da solo con le mie entrate mi servirebbe una "comune" un gruppo magari convenzionato con l'asl a patto e lo ripeto che mi lasciano un po' della mia privacy.
Se voglio una donna?Certo che si!ma la voglio che capisca il mio malessere/male oscuro che mi avvolge buona parte delle mie giornate,non voglio essere stressato con 1000 telefonate anche senza motivo,non voglio essere sempre obbligato ad uscire o doverti portare di qui o di la.Sono una persona fondamentalmente solitaria e sola che ripeto vivo abbastanza bene con questi rapporti solo che se mi vuoi devi capire che i miei malesseri ti conducono a un uomo capace di amare.E si la sofferenza lo insegna.Ma se non hai pazienza e non hai tempo da dedicarmi(affronti i miei genitori in maniera aggressiva,sei ossessiva,possessiva,paranoica)allora forse non faccio per te.Io sono sempre a tua disposizione,certo con le condizioni vecchie e rispettando i miei limiti.Altrimenti non so cosa dire e/o fare.Spero di non essere infamato come la volta scorsa conscio di non avere fatto nulla di male e che se c'e' stata una rottura sei stata tu a cercarla questa volta.Per poi cosa?che i tempi non sono ancora maturi?E spegni quel CAXXO di vivavoce quando parli con me.Spero che chi doveva capire abbia capito.

Saturday, September 17, 2016

come riflettere:razionali indipendenti




Per i razionali indipendenti come mi definisco io troppa vita sociale e compagnia sono un vero stress. Il fatto di non avere abbastanza tempo per stare soli con sé stessi e doversi adeguare troppo agli altri, li stressa eccessivamente, impedendogli di recuperare le energie nel modo dovuto. Ecco perché i razionali indipendenti dovrebbero sempre accertarsi di avere abbastanza occasioni per starsene tranquilli in disparte, sia sul piano professionale che nella vita privata. Così facendo l’effetto distensivo è garantito! Buone occasioni di relax per questo tipo sono tutte le attività che ne stimolano la logica. Tra queste vi sono ad esempio i giochi di strategia (come la dama, macchiavelli, il poker,il computer), gli indovinelli complicati e i rompicapo (come sudoku e sikaku) o naturalmente tutto ciò che riguarda la programmazione e il computer. Anche la meditazione aiuta molti razionali indipendenti a ritrovare la pace, come anche ascoltare musica.In questo periodo sentirei anche il bisogno di un ritiro spirituale che non so se sarebbe un ritiro vero e proprio di preghiera ma anche una ricerca con il mio IO,una riflessione silenziosa tra me e la mia psiche.I razionali indipendenti preferiscono sempre andare contro corrente, anche in fatto di sport. Si sottomettono alle regole molto malvolentieri, tanto che un potenziale allenatore ha del filo da torcere con loro: occorre sempre spiegargli minuziosamente perché una cosa deve essere fatta in un certo modo e questo lo sto sperimentando con le lezioni per imparare a nuotare, e non in un altro, prima che si lascino convincere. Tuttavia, visto che i razionali indipendenti sono non solo bramosi di imparare e sapere, ma anche perfezionisti e attenti alla performance, sul piano sportivo è comunque necessario invitarli alla moderazione. Di tanto in tanto esagerano con le aspettative verso sé stessi, pretendendo l’impossibile, e finiscono poi per nuocere al proprio organismo piuttosto che prendersene cura. Quasi come per controbilanciare i loro principali interessi, molto cerebrali e poveri di movimento, i razionali indipendenti avvertono a intervalli irregolari un forte bisogno di scaricarsi a livello fisico, raggiungendo possibilmente i propri limiti (o superandoli). Così non di rado si lanciano in estenuanti attività fisiche, alcune decisamente rischiose, come jogging o mountain bike – preferibilmente da soli – e si godono questa esperienza con grande intensità, prima di fare ritorno alla loro torre d’avorio intellettuale. Alcuni si sentono anche attratti da sport affini alle loro grandi doti di concentrazione, focalizzazione e pensiero strategico, come l’immersione, il golf, il tiro o simili.I bisogni dell’organismo, come mangiare e bere o il senso di stanchezza, persino la sensazione di dolore, vengono percepiti dai razionali indipendenti in modo meno intenso rispetto a molti altri tipi. Sostanzialmente li considerano mere necessità, purtroppo inevitabili, che ogni volta causano una sgradita interruzione dai loro veri (interiori) interessi personali. Non per questo consumo i pasti in fretta, distrattamente, per tornare a dedicarmi il più presto possibile a ciò che amo di più. Questo è sano, e vuol dire anche non ricorrere troppo spesso al cibo spazzatura o ai pasti pronti, con frequenti ripercussioni negative anche sul peso! Per i razionali indipendenti è inoltre molto difficile buttare via del cibo, che magari hanno comperato o cucinato in eccesso oppure che hanno ricevuto in regalo. Devono sempre pensare che quel cibo è costato del denaro – e così lo mangiano, magari controvoglia, anche se non gli piace affatto o addirittura non gli fa bene. Naturalmente lo stesso accade ancor di più quando mangiano fuori – per loro è difficilissimo lasciare qualcosa nel piatto al ristorante! Così divorano coraggiosamente l’intera porzione, perché certo è pagata, invece di smettere quando sono sazi. Ai razionali indipendenti farebbe veramente bene adottare un approccio più consapevole e attento verso sé stessi e la propria alimentazione.Si nota che questo tipo di persona, riflettere troppo è un problema. Riflettere è naturale, ma attento a non eccedere. Il pensiero è il principale nemico di molte persone. Prima di fare qualsiasi cosa cadi in una trappola di pensieri, un vortice senza fine che ti porterà a non agire. Sei sicuramente una persona riflessiva, questo è un bene, ma impara anche a lasciarti andare, a seguire le tue inclinazioni, il tuo Sè o il tuo IO. Il fatto che tu ti ponga questa domanda fa di te una persona intelligente, a volte segui però la tua intuizione, il tuo istinto. Fidati e ti troverai meglio. "La riflessione rende gli uomini codardi.", recita William Hazlitt. Credi a Dostoevskij quando ti dice:"Vi giuro signori, che l'essere troppo consapevoli è una malattia, un'autentica, assoluta malattia." Il mio consiglio, su esperienza personale è quello di trovare l'equilibrio, tra riflettere e agire.Riflettere troppo ha aspetti negativi e positivi nella persona a livello personale e salutare e comportamentale e perche' no nella vita sociale.Sono sempre piu' confuso,voglio meditare,voglio una persona che mi aiuti e spero di farlo presto la mia indecisione molto spesso manda in default la mia testa e riappare il male oscuro.Che dire non mi ha mai mollato e credo che dovra' essere un lieto compagno per la mia vita prossima ventura.