Saturday, December 10, 2016

Pensierino prenatalizio sull'IO

Freud e Nietzsche vengono solitamente accostati perchè entrambe, seppur in modi diversi, sul finire dell'Ottocento scardinano alcune certezze fondamentali della civiltà occidentale: se Nietzsche aveva "trasvalutato" tutti i valori fondamentali dell'Occidente, ora Freud distrugge la certezza dell'Io, sulla quale si è costruita la nostra civiltà e che, a seconda delle epoche storiche, è stata definita "Io", "Spirito", "Anima", ecc. E non a caso l'intera filosofia moderna, dal Medioevo fino all'Ottocento aveva fatto perno sulla nozione di Io, dal cogito cartesiano all' Io penso kantiano allo spirito hegeliano, e tale nozione era stata scoperta, molti secoli prima, da Socrate, dato che, prima di lui, l'anima restava un qualcosa di sfumato che non si identificava con la persona, tant'è che per gli Orfici essa era la parte divina presente in noi. Ed è proprio con Socrate che l'Io viene ad identificarsi con la coscienza, a tal punto che "Io" arriva a significare "ciò di cui ho coscienza" (pensiamo alla res cogitans di Cartesio) mentre, sempre gli Orfici, in direzione opposta a Socrate, avevano prospettato l'idea che quello che loro definivano "demone" si manifestasse nei momenti di minor coscienza (il sonno, lo svenimento, ecc). L'idea dell'identificazione Io/coscienza, affiorata con Socrate, è diventata uno dei pilastri della civiltà occidentale e solo in pochi hanno avuto l'ardire di metterla in discussione: tra questi, merita di essere ricordato Plotino, il quale aveva colto, per così dire, diversi livelli della coscienza, cosicchè, oltre al livello ordinario, vi era anche quello sovrarazionale, in grado di attingere l'Uno neoplatonico; dalla prospettiva plotiniana emerge, seppur timidamente, l'idea che la mente non si identifichi con l'Io e quest'idea è stata ripresa e perfezionata, nel Seicento, da Leibniz, il quale parlava espressamente di "piccole percezioni" e di "innatismo virtuale", convinto che nella testa dell'uomo esistessero nozioni di cui non si ha coscienza, quasi come se la nostra mente contenesse qualcosa che va al di là della coscienza. Anche Hume, nell'età dell'illuminismo, smontando il concetto di sostanza, aveva finito per distruggere insieme ad esso anche quella particolarissima sostanza che siamo noi: in altri termini, il pensatore scozzese si era chiesto se, svuotata la mente dai contenuti della coscienza, sarebbe potuto rimanere qualcosa ed aveva argutamente risposto che l'Io, in fin dei conti, altro non era se non un fascio di percezioni ed era così giunto alla conclusione che non siamo altro all'infuori della somma delle nostre percezioni. Schopenhauer stesso leggeva l'Io come manifestazione particolarissima e superficiale di quella realtà unitaria e profonda che lui definiva "volontà"; tutti questi pensatori controcorrente, però, non sono bastati per impedire che si affermasse sempre più l'idea di un Io unitario, cosciente e razionale e che le passioni venissero considerate come elementi quasi estranei alla nostra vera personalità. Se Schopenhauer si era acutamente accorto che la vera natura dell'uomo, in realtà, non è la ragione, ma la sfera passionale (tant'è che la ragione, secondo Schopenhauer, è una specie di organo che la passione si conferisce per potersi realizzare), con Nietzsche ci troviamo di fronte ad una vera e propria ripresa dell'idea humeana. Anche se dal concetto di "volontà di potenza" sembra trasparire l'assoluta centralità dell'individuo, Nietzsche smonta radicalmente la nozione di sostanza ( " l'essere manca " afferma Zarathustra) e dal suo venir meno si sgretola pure quella particolarissima manifestazione di essa che siamo noi (l'Io) e Nietzsche avanza (in Umano, troppo umano ) l'inquietante quesito se sia vero che siamo noi a pensare le idee o, piuttosto, sono le idee che si pensano, che vanno e vengono, attratte da processi quasi chimici, senza che vi sia un Io. Il grande merito di Freud risiede nell'aver ricucito tutti questi duri colpi assestati alla nozione di Io e nell'aver dato la formulazione migliore di questo pensiero "controcorrente". L'Io, nota Freud, non è che non ci sia, ma, semplicemente, è una realtà infinitamente più marginale di quel che si è creduto da Socrate in poi . E' come se fossimo tutti, coscientemente o meno, cartesiani, poichè se vi sono cose di cui non abbiam coscienza è come se per noi non ci fossero; ma non è vero che la mente si identifica in tutto e per tutto con la coscienza; viceversa, la coscienza è una piccola porzione della mente , una porzione traballante per molti versi, e l'Io stesso è un punto di contatto tra cose ben più importanti. Ben emerge, da queste considerazioni, come per Freud la mente sia altra cosa rispetto all'Io o alla coscienza. La psiche è, invece, la mente nel suo complesso e in essa trova spazio l'Io (che Freud chiama anche "Ego"), il quale si configura come parte cosciente della psiche. Ed è molto curioso come Freud non sia, propriamente, un filosofo a pieno titolo, ma un medico che si interessa di psichiatria nel tentativo di curare alcune patologie precise ed è altrettanto curioso come, da buon medico di fine Ottocento, fosse convinto dei postulati del Positivismo materialista e ritenesse che per spiegare fatti psichici si dovesse ricorrere ad eventi materiali, come se ogni attività della mente fosse legata ad una parte del cervello. Man mano che Freud matura il suo pensiero, però, prende sempre più le distanze da queste idee, a tal punto che riterrà che un giorno, quando vi saranno gli strumenti adatti per farlo, sarà necessario individuare le cause materiali della patologia psichica, ma, poichè al momento non vi è disponibilità di tali strumenti, bisogna proiettare la propria indagine (ed è ciò che egli fa) su ciò che è indagabile, ovvero sui rapporti tra fatti psichici, trascurando quelli materiali. E' come se Freud, da sempre considerato un anti-positivista, fosse in realtà un "positivista mancato": ed egli comincia a praticare in una prima fase della sua attività, insieme ad altri medici, la tecnica dell'ipnosi per curare certe patologie, nella convinzione che tramite essa si possa regredire ad eventi del passato rimossi e, facendoli riemergere, si può capire l'origine di determinate "nevrosi" derivanti da conflitti interiori; si deve, cioè, far emergere ciò che è stato rimosso per poterlo così curare. E qualcosa di questa teoria originaria resterà sempre presente nel suo pensiero: in particolare, Freud sarà sempre convinto che le patologie psichiche abbiano origine in traumi e conflitti psichici irrisolti e tali conflitti vengono spesso rimossi , ossia tolti dallo stato di coscienza e riposti altrove: la diagnosi/terapia consiste nel farli riemergere e la diagnosi, pertanto, è anche la cura della malattia. Ma Freud, nel corso della sua maturazione, tende sempre più a concepire quelli che in origine chiamava "traumi reali" come "traumi virtuali", cioè non effettivi: solo in rarissimi casi il trauma è legato ad un fatto della vita reale, mentre nella stragrande maggioranza dei casi avvengono all'interno della psiche umana e, in questa nuova prospettiva, Freud tende a respingere ora l'ipnosi, poichè ha la funzione di far crollare le barriere. Dato che con la rimozione certi eventi vengon fatti passare dalla coscienza alla non-coscienza, è evidente che non possano emergere attraverso una prassi razionale (visto che si trovano nascosti alla ragione) e l'ipnosi allora non serve più ad abbattere gli ostacoli aggirandoli (perchè è troppo "artificiale"), bensì si punterà sulla distruzione dei processi di rimozione, visto che essi hanno delle falle, ad esempio i sogni e i lapsus, quando cioè si dice una parola per un'altra (e per Freud la parola "scappata" inavvertitamente è quella che per davvero si voleva dire). Si deve pertanto badare a ciò che le persone dicono o fanno al di là della coscienza e, proprio come nel caso dei lapsus si pronuncia una parola anzichè un'altra, così è anche per i comportamenti: ci sono cose che facciamo senza rendercene conto (ad esempio, i tic) e scavando in essi si coglie la verità della natura umana. Tuttavia, ciò non implica che non tutte le azioni che compiamo inconsciamente abbiano un significato: ad esempio, non tutto ciò che è presente nei sogni ha un significato inconscio. Accettata l'idea di non poter spiegare e curare i disagi psichici attraverso pratiche materiali, Freud si propone di lavorare su un piano psicologico e il concetto fondamentale che emerge da questo nuovo lavoro è quello dirimozione : esso implica che determinate situazioni conflittuali che, proprio perchè tali, sono pesanti per la coscienza, vengano "rimosse", senza però esser fatte sparire del tutto; vengono cioè nascoste e collocate in quel vastissimo serbatoio della psiche che freud chiama " l'inconscio ".

Thursday, December 01, 2016

Tristezza Natalizia


Ci risiamo: le vie sono piene di luci colorate, le vetrine sono sempre più addobbate e anche se tu proprio non lo vuoi vedere è inevitabile non accorgersi che tra pochissimo sarà Natale. Molti sono affetti dalla depressione natalizia: gli specialisti la chiamano Christmas Blues!Doni, addobbi, luci, colori, sapori. Natale è la festa più dolce dell'anno, riunisce le famiglie e fa sentire "più buoni". Ma non per tutti è così. A volte riaffiorano ferite del passato, assalgono ansie di fine anno per non aver fatto tutto quello che ci si era prefissati, paura per l'ignoto del nuovo anno, stress da regali, tristezza.Perché si soffre di Depressione natalizia?Le cause principali di questo senso di malessere possono dipendere anche dalla paura del domani: il mese di dicembre segna la “morte” dell’anno, la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. Come tutti i momenti di transizione possono celare una perdita e quindi creare ansia. L’allegria che può seguire il capodanno è proprio la compensazione di un lutto simbolico che sta passando. Inoltre il nuovo anno rappresenta un cambiamento verso l’ignoto dove vengono riversate le speranze per un futuro migliore. Ovviamente chi è insicuro teme di rimanere bloccato nel passato.Chi ne soffre di più?A soffrirne di più sono soprattutto coloro che non stanno vivendo una situazione ideale soprattutto sentimentalmente!Pare proprio che a risentire maggiormente di questo disturbo siano le persone che non hanno ancora trovato l’anima gemella, o che l’ hanno appena persa… E sì Natale e annessi, sono feste fatte per scambiarsi regali all’ombra dell’albero di Natale, di coppie che si baciano sotto al vischio e si promettono amore eterno, oppure di famiglie ideali composte da bambini splendidi e perfetti.Quali sono i sintomi del Christmas blues?Mal di testainsonnia o dormire troppo, cambiamenti nell’appetito causati da perdita o aumento di peso, agitazione o ansia, senso di colpa eccessivo o inappropriato, diminuzione dell’interesse in attività che normalmente portano piacere come cibo, sesso, lavoro, amici, hobby e divertimenti.Cosa fare per difendersi dal “Christmas blues”?Innanzi tutto non bisogna autocommiserarsi perché è la cosa peggiore che potremmo fare!Evitiamo di “invidiare” tutte le coppie che ci passano davanti, non è tutto oro quel che luccica, e ricordiamoci che la maggior parte delle coppie in realtà non sono poi così felici (come spiegarsi se no l’enorme numero di separazioni???)

Sarebbe poi, necessario cercare di:

  • Minimizzare le aspettative e trasformare il Natale in una “festività normale”.
  • Avere un programma organizzato per il periodo non troppo diverso da quelli di altre feste.
  • Non formulare propositi di cambiamenti totali dopo Capodanno.
  • Attività fisica all’aria aperta, nonostante il clima e soprattutto nelle ore di luce.
  • Proporsi obiettivi realistici: organizzare il proprio tempo, fare liste, priorità, fare un budget e seguirlo.
  • Uscire dalla ritualità delle feste e cercare di inventare modi nuovi o diversi per celebrare il Natale.
  • Permettere a se stessi di essere tristi o malinconici: sono sentimenti normali particolarmente sotto Natale.
Il Christmas Blues è un problema transitorio dell’umore: si manifesta a partire da qualche giorno prima del Natale, quando ha inizio la frenesia delle cene e la corsa agli acquisti, a dopo l’Epifania, con le ultime occasioni di regali e di incontri con amici e parenti. Una volta terminato questo periodo, la persona sofferente di tristezza natalizia di sente come “svuotata”, apatica, priva di interessi. In seguito, con il passare dei giorni e la ripresa delle consuete attività lavorative, la tristezza si allontana poco per volta. Si tratta di un disturbo che, a parere degli esperti, riguarda soprattutto i giovani adulti sui trenta – quaranta anni, mentre bambini, ragazzi e persone più anziane sembrano esserne quasi immuni. Alla base di questo disturbo si ritrova quasi sempre una personalità già predisposta alla depressione e l’associazione della quantità di luce solare in meno, tipica di questo periodo dell’anno, con la conseguente minore concentrazione della serotonina, il neurotrasmettitori che regolano l’appetito, il sonno e appunto il tono dell’umore, completa il quadro del Christmas Blues.
Ci si sente tristi in mezzo a persone felici
Chi è soggetto a Christmas Blues prova una sorta di fastidio nel dovere necessariamente sottostare alle tradizioni delle feste. Il ritrovarsi insieme, lo scambio dei regali, i festeggiamenti imposti dal periodo provocano una forma di ansia e un desiderio di fuggire, di nascondersi in casa propria e di godersi un bel film, in santa pace, crogiolandosi nella propria tristezza e aspettando che il periodo delle feste giunga al termine. Non sempre, però, è possibile assecondare questo desiderio di solitudine: i doveri e le tradizioni impongono di mostrarsi sorridenti con gli amici, i figli ed i genitori. Tutto questo non fa che accrescere il disagio. Cosa fare, per sentirsi meglio? Sicuramente è consigliabile una sana via di mezzo. Non è necessario, in altre parole, partecipare controvoglia a tutte le occasioni di festeggiamento. Ci si può concedere, per esempio, di rifiutare con gentilezza ma decisione l’ennesimo invito a un brindisi o a una cena. In questi casi, è bene dedicare del tempo a se stessi, con un lungo bagno caldo, un bel film da videoteca, del sano relax sul divano immersi nella lettura. D’altra parte, anche isolarsi troppo non è consigliabile: la solitudine durante le feste induce ad avere pensieri negativi su se stessi e sul futuro. È quindi opportuno sforzarsi e uscire, anche solo per una passeggiata nelle ore in cui la luce è più intensa, è un validissimo anti-malumore o un pomeriggio al cinema con le persone care per vedere una commedia.Se, poi, la tristezza non accenna a diminuire dopo le feste, è importante escludere che si tratti di depressione vera, rivolgendosi a uno psicoterapeuta psichiatra che potrà valutare la situazione ed eventualmente prescrivere la cura più adatta.
La depressione è un esperienza affettiva universale, connaturata all'essere umano (si è arrivati ad affermare: finché non si è provato ad essere depressi non si é davvero uomo). Rappresenta una delle modalità affettive con cui l'uomo si relaziona col mondo e permette all'uomo di superare le frustrazioni, le delusioni e le perdite. Ogni cambiamento, in quanto tale, è perdita di qualche cosa di noto e avventura dell' ignoto e quindi comporta sentimenti di depressione per la perdita e di ansia per l'ignoto. Vivere significa affrontare continuamente cambiamenti e quindi è sempre presente il rischio di passare dalla depressione fisiologica alla depressione patologica. 
La depressione ondeggia tra normalità e patologiapuò essere infatti lutto(normale reazione alla perdita di una persona cara oppure una grave frustrazione) o malattia (si differenzia dal lutto soprattutto per durata, per quantità e per sproporzione rispetto alla causa scatenante). Il lutto permette, con il suo lavoro, di sciogliere il legame con la persona (o ideale) persa, che diventa un dolce ricordo e permette il recupero di nuovi rapporti affettivi e di nuovi investimenti nella realtà. Il lavoro del lutto coincide con una depressione, in cui l'oggetto d'amore perduto è tenuto in vita dentro di noi, ma il principio di realtà prende il sopravvento e si è di nuovo capaci di guardare avanti.Quando però i sintomi depressivi non hanno un evento scatenante o persistono per troppo tempo, c'è perdita di autostima, il senso del tempo e dello spazio cambia e c'è la percezione dell'impossibilità di uscire dalla situazione, allora si entra nella patologia.

Monday, November 28, 2016

sofferenza


Il disturbo depressivo maggiore (classificato in precedenza come depressione unipolare o depressione maggiore) è il disturbo dell'umore più diffuso nella popolazione adulta.Il disturbo può insorgere a qualunque età, ma in genere esordisce con maggior frequenza tra i 25 e i 45 anni.
Il disturbo depressivo maggiore è una patologia cronica che tende a persistere per tutta la vita, ma caratterizzata dall'alternanza di periodi di benessere e fasi di riacutizzazione dei sintomi depressivi, che tendono ad attenuarsi spontaneamente per poi ricomparire a distanza di tempo. 
Il numero e la durata degli episodi depressivi sono estremamente variabili e imprevedibili. Alcune persone sperimentano soltanto uno o pochi episodi depressivi nell'arco della vita. Altre possono sperimentarne molti a breve distanza di tempo l'uno dall'altro. Se non adeguatamente trattata, ogni riacutizzazione può durare da poche settimane a diversi mesi o, addirittura, anni. La terapia è sempre necessaria e assicura un buon controllo dei sintomi depressivi nella stragrande maggioranza dei casi. I pazienti con forme gravi o con episodi molto frequenti devono essere gestiti con estrema cautela per l'elevato rischio di suicidio o utolesionismo cui sono esposti.
All'origine del disturbo depressivo maggiore si riconoscono fattori genetici predisponenti e specifiche alterazioni nei circuiti cerebrali che controllano il tono dell'umore, l'affettività e alcune funzioni biologiche fondamentali (appetito, sonno, sessualità ecc.). Queste alterazioni sono legate principalmente a modificazioni dei livelli di alcuni neurotrasmettitori della classe delle "amine biogene": in particolare, serotonina, noradrenalina e dopamina. Altri meccanismi difettosi nei pazienti con disturbo depressivo maggiore sono stati osservati a carico della via che controlla la risposta allo stress (il cosiddetto "asse ipotalamo-ipofisi-surrene"). Nella donna, modificazioni significative dei livelli ormonali, in particolare degli estrogeni, possono favorire l'insorgenza di depressione.
L'episodio depressivo maggiore tende a insorgere più facilmente o a peggiorare in particolari periodi dell'anno. Due momenti critici sono, per esempio, l'autunno (probabilmente, a causa della diminuzione della quantità di luce ambientale) e il Natale.
Sintomi e diagnosi del disturbo depressivo maggiore
Soffrire di disturbo depressivo maggiore non significa semplicemente "essere tristi" o "giù di corda" ogni tanto, ma trovarsi in una condizione di persistente e severo abbattimento, al quale si è incapaci di reagire, indipendentemente dalla propria volontà e dalla presenza di persone che cercano di essere vicine e di trasmettere positività.

Wednesday, November 23, 2016

essere o non essere

Quando sei davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perchè farà la scelta giusta al posto tuo, ma perchè, nell'esatto momento in cui essa è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando di più. (Bob Marley)

La disabilità è la condizione di chi, in seguito a una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.
Di fatto lo standard diventa più complesso, in quanto si considerano anche i fattori sociali, e non più solo quelli organici.
Funzioni corporee
  1. Funzioni mentali
  2. Funzioni sensoriali e dolore
  3. Funzioni della voce e dell'eloquio
  4. Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico, respiratorio
  5. Funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino
  6. Funzioni riproduttive e genitourinarie
  7. Funzioni neuro - muscolo - scheletriche correlate al movimento
  8. Funzioni cutanee e delle strutture correlate
Strutture corporee
  1. Sistema nervoso
  2. Visione e udito
  3. Comunicazione verbale
  4. Sistemi cardiovascolare e immunologico, apparato respiratorio
  5. Apparato digerente e sistemi metabolico ed endocrino
  6. Sistemi genitourinario e riproduttivo
  7. Movimento
  8. Cute e strutture correlate
Fattori ambientali
  1. Prodotti e tecnologia
  2. Ambiente naturale e cambiamenti effettuati dall'uomo
  3. Relazione e sostegno sociale
  4. Atteggiamenti
  5. Sistemi, servizi e politici
Attività e partecipazione
  1. Apprendimento ed applicazione delle conoscenze
  2. Compiti e richieste generali
  3. Comunicazione
  4. Mobilità
  5. Cura della propria persona
  6. Vita domestica
  7. Interazione e relazioni personali
  8. Aree di vita principali
  9. Vita sociale, civile e di comunità

Saturday, November 19, 2016

bosco


Non c’è niente di più bello che la bellezza dei boschi prima dell’alba.Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.
Potrei sopravvivere alla scomparsa di tutte le cattedrali del mondo, non potrei mai sopravvivere alla scomparsa del bosco che vedo ogni mattina dalla mia finestra.
Ho bevuto il silenzio di Dio alla sorgente del bosco.
Quando entri in un bosco popolato da antichi alberi, più alti dell’ordinario, e che precludono la vista del cielo con i loro spessi rami intrecciati, le maestose ombre dei tronchi, la quiete del posto, non ti colpiscono con la presenza di una divinità?
La preghiera è stare in silenzio in bosco.
Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.
Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane.Ascolta. Piove dalle nuvole sparse.
Chi decide di camminare nel bosco è in cerca di una libertà diversa, interiore, che lo renda padrone della sua vita, capace di agire come gli alberi e gli uccelli che vivono al di sopra di tutto.
Il bosco e la città non avevano mai camminato insieme, eppure in quella giornata di vento il mondo fu affascinato dal candore con cui procedevano l’uno accanto all’altro.
Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un’esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa.
Ahimè! quanto dev’essere felice, la morte dell’uccello, nei boschi.
In un certo modo misterioso i boschi non mi sono mai sembrati cose statiche. In termini fisici, io mi muovo attraverso essi, tuttavia in termini metafisici, essi sembrano muoversi attraverso me.
Il bosco è il simbolo della nostra anima buia ed intricata nella quale ci nascondiamo quando siamo stanchi ed avviliti.
Sono allarmato quando capita che ho camminato un paio di chilometri nei boschi solo con il corpo, senza arrivarci anche con lo spirito.
Che cosa possiedi di te stesso dentro un bosco? La tua anima è nelle foglie
Quando togliamo qualcosa al bosco, prima o poi, dobbiamo restituirla. I diritti devono essere uguali e noi dovremmo restituire al bosco il nostro rispetto.
I boschi sono sempre più preziosi, più malati, più sacri. Una legge che per chi li distrugge non prevede i massimi di pena è una legge che ignora il peso di certi crimini e non protegge dal male. Gli antichi, infinitamente più ricchi di noi di boschi, amministravano agli incendiari anche la pena capitale.
Nei boschi le bestie non sporcano ma gli uomini sì. Si prega di comportarsi come le bestie.
Usa il talento di cui sei in possesso: i boschi sarebbero molto silenziosi se nessun uccello cantasse ad eccezione di quelli più intonati.
C’è un piacere nei boschi senza sentieri,
c’è un’estasi sulla spiaggia desolata,
c’è vita, laddove nessuno s’intromette,
accanto al mare profondo, e alla musica del suo sciabordare:
non è ch’io ami di meno l’uomo, ma la Natura di più.Lascia di quando in quando i sentieri battuti e inoltrati fra i boschi. Troverai certo qualcosa che non hai mai visto prima. Probabilmente si tratterà di una piccola cosa, ma non ignorarla.
I boschi sono il centro della loro intera religione. Sono considerati la culla della razza e la residenza del dio supremo al quale tutte le cose sono soggette ed obbedienti.
Non meno che le statue divine dove splendono oro e avorio, adoriamo i boschi sacri e, in questi boschi, il silenzio.
Tutte le favole hanno luogo nei boschi.
Un tempo, quando uno aveva un segreto da nascondere, andava in un bosco. Faceva un buco in un tronco e sussurrava lì il suo segreto. Poi richiudeva il buco con del fango, così il segreto sarebbe rimasto sigillato per l’eternità

Saturday, November 12, 2016

bosco


Camminare nel bosco per ritrovare il pensiero positivo, e la negatività se ne andrà via come per incanto!
Uno studio condotto dalla università di Stanford lo dimostra, ma noi lo sapevamo già!
Quanto può essere bello, rigenerante e distensiva e salutare camminare nel bosco?
Molto, e gli amanti della natura e delle passeggiate tra gli alberi lo sostengono da sempre. Ma da oggi non sono i soli, perché anche la scienza ha dato la sua approvazione.
Hanno dimostrato come una bella passeggiata nel bosco sia in grado di allontanare i pensieri negativi.
E allora per ritrovare il pensiero positivo proviamo a camminare nei boschi e scacciamo la negatività che è in noi!
Ma entriamo nel dettaglio di questa ricerca e vediamo come si è arrivati a questa conclusione. Sono stati presi in esame 38 soggetti che vivono in centri urbani. E’ stato loro  sottoposto un questionario per misurare la propensione dei soggetti stessi alla formulazione di pensieri negativi.
Durante questa fase sono state fatte scansioni cerebrali. I dati   hanno dimostrato una particolare attività della corteccia prefrontale subgenuale mentre i pensieri erano negativi.
Il gruppo è stato diviso in due. Una metà di loro è stata portata a camminare nel bosco per 90 minutinei pressi di Stanford. Mentre l’altra metà camminava in una via trafficata di Palo Alto.

Camminare nel bosco, i risultati al termine dell’esperimento?

Incredibili! O forse no, diremmo.
Il gruppo che ha camminato nel bosco ha dimostrato una diminuzione dei pensieri negativi e un miglioramento dell’umore. Stare a contatto con la natura ci fa bene. Immergersi nella quiete e  cullarsi dal dolce fruscio degli alberi, circondarsi di verde fa bene alla testa e non solo.
Infatti per ritrovare il pensiero positivo e camminare nel bosco,  non sarà solo la mente, ma tutto l’organismo.
Il battito del cuore rallenta, la pressione sanguigna scende e l’umore migliora visibilmente.
Ma c’è di più: se si riesce a fare di questa esperienza di relax un’attività costante.
Infatti almeno per coloro che hanno un bosco o un parco vicino a casa, il camminare può diventare  un salutare e rinforzante esercizio fisico.
Basta partire per gradi, poco per volta. Non fermarsi e sarà possibile notare che nel giro di qualche settimana il tono muscolare migliorerà insieme a quello dell’umore. La  resistenza fisica aumenteràcome quella allo stress.
E per noi che viviamo in Italia?
Chi meglio di noi può vantare un patrimonio boschivo così bello e lussureggiante in ogni regione dello stivale? Dalla meravigliosa natura dell’arco alpino, alla tranquillità della dorsale appenninica.
I boschi non mancano di certo.  Approfittiamo di ogni momento libero, delle giornate di vacanza e dei week end per ritrovare il pensiero positivo. Camminiamo  nei boschi della nostra bella Italia!

Thursday, November 03, 2016

Per te


Mi sento così male al solo pensiero di aver potuto ferire il tuo sorriso, di aver in qualche modo potuto offuscare il sole che splendeva dentro di te. Mi sento male e vorrei tanto spegnermi, accasciarmi su me stesso lasciarmi andare al Nulla. Vivevo di te, del tuo amore. Dei tuoi occhi così grandi, così belli. Oddio quanto sto male all’idea di averti fatto del male. Il senso di colpa è così forte che mi distrugge, annienta ogni mia positività. Se penso di perderti tutto è buio intorno a me. Sei tu l’arcobaleno che colora la mia vita e sempre e solo tu il metro che misura ciò che è bello o buono o brutto. Mio io ma come ho potuto? Io ti amo come le stelle amano il cielo, ti amo come il fuoco ama la legna, senza di te non potrebbe ardere ed io non potrei esistere. Ti amo come l’ape ama il miele, ne da e ne prende vita, ti amo come il mare ama la pioggia, attraverso cui si ricicla e torna a vivere. Sto piangendo. Non oso chiedere di credermi, non posso chiederti di credermi ancora. Eppur lo vorrei. Lo vorrei come si desidera l’acqua nelle onde soffocanti del deserto, lo vorrei come il condannato a morte vorrebbe un attimo ancora di vita. Ieri mi hai stretto le mani ed io faticavo a scorgere dove finisse il mio braccio e dove invece iniziasse il tuo. Quel contatto mi faceva entrare dentro di te e non ne uscivo, non ne uscirò mai. Le lacrime, il dolore, a cosa servono adesso se non puoi entrare nel mio cuore e leggerne sotto le cicatrici e le piaghe i suoi unici pensieri.
Dirti addio sarebbe come diventare cieco perché dopo di te non vedrei più nessuno.
Ma se proprio pensi che tutto questo non debba andare sprecato allora sorridi a questo amore così provato. Io sono pronto a donarle financo il mio sangue ed a trasfonderlo nel suo cuore ferito sino all’ultimo mio respiro.
Il vento dell’apatia soffia forte nel mio cuore martoriato come il corpo di un uomo passato alla fucilazione. Soffia forte attraverso i suoi mille fori scavati dalle pallottole e brandelli di pelle sbattono forti come finestre di un vecchio casolare abbandonato.
Io voglio starti accanto per tutta la vita, vedere la maturità rugare il tuo ed il mio volto, sempre bellissimo ancorché provato dalla brevità della nostra vita. Voglio armarmi della certezza della tua presenza fino all’ultimo giorno
Questa lettera navigherà racchiusa nella bottiglia delle mie speranze attraverso i mari del web, affinché tu possa un giorno raccoglierla e leggendone il contenuto ricondurmi al suo autore e magari capire quanto è vero il mio Amore.
Non vorrei si arenasse sulla sabbia dei giorni che passano veloci ed immemori del passato ci spingono verso nuove braccia.
Non avevo la tua fiducia e non la ho mai guadagnata. Sarebbe bastato che un bacio avesse domato la rabbia ma…
Le impronte dei miei passi come nuvole hanno calpestato e sporcato l’azzurro del cielo.
Un tempo però ti dissi che il vero Amore è come il cielo, potrà oscurarsi ma non potrà mai finire.