Saturday, August 13, 2016

Amicizia e amore


AMICIZIA
È un tacito contratto fra due persone sensibili e virtuose. Dico «sensibili», perché un monaco, un solitario,
possono non essere affatto insensibili, e tuttavia vivere senza conoscere l'amicizia. Dico «virtuose», perché i malvagi non possono avere che dei complici; i dissoluti, dei compagni di bagordi; le persone interessate, dei soci; i politici si circondano di partigiani faziosi; la massa degli sfaccendati ha delle conoscenze; i principi hanno attorno a loro dei cortigiani: solo gli uomini virtuosi hanno amici. Cetego era il complice di Catilina; e Mecenate, il cortigiano di Ottaviano; ma Cicerone era amico di Attico.
Cosa comporta questo contratto fra due anime sensibili e virtuose? Gli obblighi sono più o meno forti o deboli,a seconda del grado di sensibilità dei contraenti e il numero dei servizi resi ecc.
La passione dell'amicizia è stata più forte presso i greci e gli arabi che non da noi. I racconti che questi popoli
hanno immaginato sull'amicizia sono ammirevoli; noi non ne abbiamo di simili, noi siamo un po' aridi in tutto.
L'amicizia, presso i greci, era oggetto di religione e di legislazione. I tebani avevano la legione degli amanti:
magnifica legione! Certuni l'hanno scambiata per una legione di sodomiti; s'ingannano: hanno scambiato l'accidente per la sostanza. L'amicizia, presso i greci, era prescritta dalla legge e dalla religione; la pederastia era purtroppo tollerata dal costume; ma non dobbiamo imputare alla legge abusi vergognosi.
AMORE
Amor omnibus idem. Qui bisogna ricorrere a ciò che è fisico; è la stoffa della natura, su cui l'immaginazione ha ricamato. Vuoi avere un'idea dell'amore? guarda i passeri del tuo giardino, osserva i colombi; contempla il toro che viene portato alla tua giovenca; guarda quel fiero cavallo che due stallieri conducono alla cavalla che lo attende placida, e solleva la coda per riceverlo; guarda come i suoi occhi scintillano; ascolta i suoi nitriti, osserva quei salti, quegli 5 scambietti, quelle orecchie drizzate, quella bocca che s'apre con piccoli tremiti, quelle froge che si gonfiano, quel soffio ardente che ne esce, la criniera che si drizza e si agita, quel movimento imperioso con cui si lancia sull'oggetto che la natura gli ha destinato. Ma non esserne geloso e pensa ai vantaggi della specie umana; essi compensano, in amore, tutto quel che la natura ha largito agli animali: forza, bellezza, leggerezza, rapidità.Ci sono anche animali che non conoscono il piacere. I pesci a scaglie son privati di questa dolcezza: la femmina depone sul fondo milioni di uova, e il maschio che le trova passa su di loro e le feconda col proprio seme,senza preoccuparsi di sapere a quale femmina appartengono.
La maggior parte degli animali che si accoppiano gustano il piacere con un solo senso; e appena quest'appetito è soddisfatto, tutto finisce. Nessun animale, all'infuori dell'uomo, conosce gli amplessi; tutto il tuo corpo è sensibile;soprattutto le tue labbra godono con una voluttà che niente stanca, e questo piacere appartiene solo alla nostra specie;infine tu puoi abbandonarti in qualsiasi momento all'amore, mentre gli animali hanno un tempo determinato.Se rifletti su questi privilegi, ti verrà da dire col conte di Rochester: «L'amore in un paese di atei farebbe adorare la Divinità.»Poiché gli uomini han ricevuto il dono di perfezionare tutto quel che la natura concede loro, hanno perfezionato anche l'amore. La pulizia, la cura di sé, rendendo più delicata la pelle, aumenta il piacere del tatto, mentre la cura della propria salute rende gli organi della voluttà più sensibili.Tutti gli altri sentimenti entrano in quello dell'amore, come i metalli che si amalgamano con l'oro: l'amicizia, la stima, vengono in suo aiuto: le doti del corpo e della mente sono nuove catene.Nam facit ipsa suis interdum foemina factis,Morigerisque modis, et mundo corpore cultu,Ut facile insuescat secum vir degere vitam.(Lucrezio, De rerum natura, libro IV)
L'amor proprio, soprattutto, rafforza questi legami. Ci si congratula della propria scelta e mille illusioni
adornano quest'opera, di cui la natura ha posto le fondamenta.
Ecco ciò che ti distingue dagli animali; ma se tu godi tanti piaceri che essi ignorano, quanti dolori, anche, di cui le bestie non hanno la minima idea! Quel che v'è d'orribile, per te, è che la natura, nei tre quarti della terra, ha avvelenato i piaceri dell'amore e le fonti della vita con una malattia spaventevole, alla quale soltanto l'uomo è soggetto, e che solo in lui infetta gli organi della generazione. E non è che tale peste, come altre malattie, sia la conseguenza dei nostri eccessi. Non fu la dissolutezza a introdurla nel mondo. Le Frini, le Laidi, le Flore, le Messaline non ne furono affatto colpite; essa è nata nelle isole ove gli uomini vivevano nell'innocenza, e di là si è diffusa nel vecchio mondo.Se mai si è potuta accusare la natura di disprezzare la sua opera, di contraddire i suoi disegni, di agire contro i suoi fini, è in tale occasione. È proprio questo il migliore dei mondi possibili? Ma come! se Cesare, Antonio, Ottaviano non furono colpiti da questa malattia, non era possibile che essa non facesse morire Francesco I? «No,» ci dicono, «le cose erano così preordinate per il meglio.» Voglio crederlo, ma è ben duro.
AMORE COSIDDETTO SOCRATICO
Com'è possibile che un vizio, distruttore del genere umano se fosse praticato da tutti, che un attentato, infame
contro la natura, sia tuttavia così naturale? Sembra l'estremo grado della corruzione cosciente, eppure è condizione comune di quanti non hanno ancora il tempo d'essere corrotti. È penetrato in cuori inesperti che non hanno conosciuto ancora né l'ambizione, né la frode, né la sete di ricchezza; è la cieca gioventù che, per un istinto ancora confuso, precipita in questo disordine all'uscir dall'infanzia.L'inclinazione dei due sessi l'uno per l'altro si manifesta molto presto; ma checché si sia detto delle donne africane o dell'Asia meridionale, tale inclinazione è generalmente più forte nell'uomo che nella donna; è una legge che la natura ha stabilito per tutti gli animali. È sempre il maschio che assale la femmina. I giovani maschi della nostra specie, allevati insieme, sentendo quest'impulso che la natura comincia a manifestare in loro e non trovando l'oggetto naturale di tale istinto, ripiegano su quello che più gli somiglia. Spesso un giovinetto, per la freschezza della carnagione, lo splendore del colorito, la dolcezza degli occhi, somiglia per due o tre anni a una bella ragazza; se lo si ama, è perché la natura s'inganna; si rende omaggio al bel sesso, affezionandosi a chi ne ha le bellezze; e, quando l'età ha fatto svanire tale somiglianza, l'equivoco cessa.Citraque juventam Aetatis breve ver et primos carpere fiores.(Ovidio, Metamorfosi, X, 84-85)
È abbastanza noto che questo equivoco della natura è molto più comune nei climi dolci che fra i ghiacci del
settentrione, perché il sangue vi è più acceso e l'occasione più frequente: così quel che nel giovane Alcibiade sembra una pura debolezza, in un marinaio olandese o in un vivandiere moscovita è una disgustosa depravazione.6 Non posso sopportare che si pretenda che i greci abbiano autorizzato questa licenza. Si cita il legislatore Solone, perché disse in due brutti versi:Amerai un bel ragazzo finché non gli cresca la barba.
Ma, in buonafede, Solone era legislatore quando scrisse questi due ridicoli versi? A quel tempo era giovane, e quando il dissoluto diventò saggio, non mise certo una simile infamia tra le leggi della sua repubblica; è come se accusassimo Teodoro di Beza di aver predicato la pederastia nella sua chiesa perché, nella sua giovinezza, scrisse versi per il giovane Candido, e disse:Amplector hunc et illam.Si travisano le parole di Plutarco, che nelle sue chiacchiere, nel Dialogo sull'amore, fa dire a un interlocutore che le donne non sono degne del vero amore; mentre un altro interlocutore sostiene la parte delle donne, come è giusto.
È certo, per quanto può esserlo la nostra conoscenza dell'antichità, che l'amore socratico non era affatto un
amore infame: a trarre in inganno è stata la parola «amore»: i cosiddetti «amanti di un giovinetto» erano precisamente quello che sono fra noi i paggi dei nostri principi, quello che erano i damigelli d'onore: giovani addetti all'educazione di un giovinetto di nobile famiglia, compagni dei suoi studi e dei suoi esercizi militari: istituzione guerriera e sacra di cui si abusò, come accadde delle feste notturne e delle orge.La legione degli amanti, istituita da Laio, era una legione invincibile di giovani guerrieri impegnati da un giuramento a dare la vita gli uni per gli altri: la disciplina antica non ebbe mai nulla di più bello.Sesto Empirico e altri hanno un bel dire che la pederastia era raccomandata dalle leggi della Persia. Citino il testo della legge; mostrino il codice dei persiani; e anche se lo mostrassero, non lo crederei lo stesso: direi che non è vero, perché non è possibile. No, non è nella natura umana fare una legge che contraddice e oltraggia la natura, una
legge che annienterebbe il genere umano, se fosse osservata alla lettera. Quanti hanno scambiato certe usanze vergognose e tollerate in un paese per le leggi di quel paese! Sesto Empirico, il quale dubitava di ogni cosa, avrebbe dovuto dubitare di tale giurisprudenza. Se vivesse ai tempi nostri e vedesse due o tre giovani gesuiti abusare di qualche loro allievo, avrebbe il diritto di dire che questo è permesso dalle Costituzioni di Ignazio di Loyola?A Roma l'amore dei giovinetti era così comune, che nessuno pensava a punire una stupidaggine a cui tutti si lasciavano andare. Ottaviano Augusto, quell'assassino depravato e vile, che osò esiliare Ovidio, trovò bellissimo che Virgilio cantasse Alessi e che Orazio scrivesse piccole odi per Ligurino; ma l'antica legge Scantinia, che proibiva la pederastia, era sempre in vigore: l'imperatore Filippo la ripristinò e cacciò i ragazzi che facevano il mestiere. Insomma,non credo che ci sia stata nessuna nazione bene ordinata che abbia fatto leggi contro il buon costume.
AMOR PROPRIO
Uno straccione dei dintorni di Madrid chiedeva con gran dignità l'elemosina; un passante lo apostrofò: «Non vi vergognate di fare questo mestiere ignobile, mentre potreste lavorare?» «Signore,» rispose il mendicante, «io vi ho chiesto del denaro, non dei consigli»; poi gli voltò le spalle conservando tutta la sua dignità castigliana. Era uno straccione orgoglioso, questo signore, e la sua vanità veniva ferita per un nonnulla. Chiedeva l'elemosina per amor di se stesso e, sempre per amor di se stesso, non tollerava rimproveri.
Un missionario, viaggiando in India, incontrò un fachiro carico di catene, nudo come una scimmia, sdraiato
bocconi, che si faceva frustare per i peccati dei suoi compatrioti, i quali gli gettavano qualche soldo. «Che rinuncia a se stesso!» diceva uno degli spettatori. «Rinuncia a me stesso?» ribatté il fachiro. «Sappi che io mi faccio frustare il deretano in questo mondo solo per fare altrettanto con voi nell'altro, quando voi sarete cavalli e io cavaliere.»Quanti hanno detto che l'amore di sé è la base di tutti i nostri sentimenti e di tutte le nostre azioni hanno dunque avuto pienamente ragione, in India, in Spagna, e in tutta la terra abitabile: e come nessuno scrive per dimostrare agli uomini che hanno una faccia, non c'è bisogno di provar loro che hanno dell'amor proprio. Questo amor proprio è lo strumento della nostra conversazione.assomiglia allo strumento che ci serve a perpetuare la specie: ci è necessario, ci è caro, ci procura piacere, ma bisogna tenerlo nascosto.

Friday, August 05, 2016

La solitudine

Per favi capire come la penso attualmente della filosofia di vita:io sto dalla parte del topolinoTema sulla solitudine come rifugio o come angoscia - Tema: “La solitudine come rifugio o come angoscia: un atteggiamento che si ripete da sempre nella vita dell’uomo ma che va acquistando un significato inquietante nel nostro tempo”. La solitudine è un tipico fenomeno della nostra società, che si ripete da sempre nella vita dell’uomo. La solitudine è l’isolamento dagli altri per mancanza di sostegno fisico e psicologico, una condizione inadatta per l’uomo.La solitudine ha acquistato un significato inquietante nel nostro tempo. Una delle sue conseguenze è la depressione: quando una persona si isola per molto tempo dagli altri diventa depresso, perché non riesce a trovare uno scopo per vivere, e allora si chiude in sé stesso. Lo stato più acuto della depressione porta al suicidio. Ultimamente, ci sono stati molti casi di persone che a causa delle loro disastrose condizioni economiche e per l’abbandono da parte di amici e conoscenti, si sono suicidate. Questo fenomeno è una brutta piaga della società, ed essa ne è responsabile: il convulso stile di vita contemporaneo di certo non facilita i contatti sociali. Le comunità, dove potersi confrontare e sperimentare la solidarietà, sono purtroppo un’utopia.La solitudine è considerata da sempre il male dell'anima. Solitamente ci si sente fuori posto, isolati anche se immersi nel caos di tutti i giorni. Purtroppo non è una malattia visibile come lo può essere un braccio rotto, si sa nascondere tra le pieghe dei nostri pensieri, ci attacca nei momenti di debolezza ed è proprio attraverso la nostra debolezza che lei si fortifica. Riesce a costruire una muraglia che ci isola dal resto del mondo. Erroneamente si pensa che la solitudine attacchi le persone anziane o chi vive lontano dai propri affetti, ma non sempre è così. Oggi quasi tutti ci sentiamo soli, per molti versi abbiamo perso il contatto con le persone, stiamo perdendo la nostra umanità a beneficio del progresso tecnologico. Prima per comunicare ci si incontrava per strada o nelle piazze.La solitudine è un sentimento che ci viene da dentro quando, come dice la parola, ci sentiamo soli e abbandonati.E' un sentimento abbastanza comune che può prendere in diversi momenti della giornata e "colpisce" tutti, chi più chi meno.Essa è dovuta alle più varie situazioni, e ci può prendere all'improvviso. Per esempio quando siamo ad una festa con degli amici, dopo un momento di allegria tutti decidono di fare una cosa che a noi non piace e ne restiamo esclusi. In quel momento può prenderci questo sentimento, misto a tristezza e sconforto e ci sentiamo tutto d'un tratto soli, non come gli altri.Tornando alla nostra situazione, la solitudine la maggior parte delle volte è un sentimento "fittizio" nel senso che non esiste veramente, o meglio è un momento nel quale il nostro cervello pensa in negativo. Mi spiego meglio: a volte, quando per esempio siamo ammalati, sale dentro di noi un po' di malinconia, magari vedendo che fuori c'è una bella giornata e i nostri amici stanno giocando a palla al parco. In quel momento il nostro cervello tende a pensare cose del tipo "i miei amici stanno giocando tra loro e io sono ammalato", "ma perché doveva venire proprio a me" e via dicendo.Inoltre i social network non favoriscono certo la situazione: infatti di solito quando stiamo bene e siamo presi da mille impegni ci sembra sempre che siamo bombardati da decine di messaggi su WhatsApp o Messenger per esempio e di essere in un certo senso sempre cercati.Invece quando siamo malati e passiamo ore nel letto nullafacenti ci sembra che nessuno si ricordi più di noi, di essere insomma abbandonati dal mondo, mentre è solo un'illusione poiché quando siamo ammalati, dato che non abbiamo niente da fare tendiamo ad avere molta più attenzione verso ciò che ci può distrarre, come il cellulare.Quindi, quando siamo presi dalla solitudine e pensiamo di essere esclusi da tutto e da tutti, anche dopo litigi con amici che ci hanno deluso, cerchiamo di pensare a tutte le altre persone che ci vogliono bene e nelle quali possiamo trovare conforto.Per esempio penso che in un momento nel quale ci sentiamo soli una telefonata al migliore amico o il parlare con un familiare può aiutarci a tornare felici e a dimenticare la solitudine.


Tuesday, August 02, 2016

stress


Sono in una fase di affaticamento mentale (e di conseguenza fisico) dovuta alla presenza nella vita di una persona di uno o più elementi stressogeni

Sento dire e dico“Che stress!”.
Una parola che ormai é parte del nostro vocabolario corrente e quotidiano, una parola dall’origine straniera ma che percepiamo come vicina a ognuno di noi. Ma che cos’è veramente lo stress?
Si intende per stress una condizione di affaticamento mentale (e di conseguenza fisico) dovuta alla presenza nella vita di una persona di uno o più elementi stressogeni, ovvero situazioni o eventi che hanno una portata stressante, appunto, per la persona stessa che spesso sfocia nella depressione. Lo stress é infatti associato a emozioni spiacevoli come ansia, preoccupazione, tensione emotiva, emozioni che proviamo quando l’ambiente in cui viviamo ci propone alcune sfide da superare mi viene in mente quando lavoravo(l'ultimo anzi no gli ultimi due erano molto stressanti). Per essere più precisi, uno stimolo ambientale, vissuto come negativo o nocivo, provoca una reazione fisiologica ed emotiva intensa, che, nel lungo periodo, può mettere in difficoltà la persona, le sue capacità di reagire allo stimolo e, infine, di far fronte alla sfida. Va da sé che ogni elemento della catena appena descritta è soggetto ad una grande variabilità personale: non tutti gli stimoli stressogeni sono vissuti e percepiti come tali dalle persone, così come le risposte emotive possono essere molto diverse in qualità e in intensità da persona a persona.
Un cambio drastico di vita (la perdita del lavoro, un trasferimento, una separazione, solo per fare alcuni esempi), un evento doloroso (un lutto, la diagnosi di una malattia, un trauma, un imprevisto familiare o lavorativo) oppure improvviso (un incidente, una malattia di un congiunto) o ancora una concomitanza di eventi difficili possono tutti essere elementi potenzialmente stressanti. In ogni caso lo stress è la risposta psicofisica del nostro organismo e della nostra mente a una richiesta di adattamento da parte dell’ambiente che ci circonda un riflesso condizionato del nostro IO e' si esce sempre lui quella che i preti chiamano l'anima e infondo forse lo e' che ci manipola la vita nel bene(poche volte) ma sopratutto nel male.Generalmente lo stress é una condizione che dura nel tempo e si caratterizza per alcune fasi:Una prima fase, chiamata “fase di allarme“, durante la quale, a seguito di uno stimolo esterno che ha interrotto uno stato di equilibrio, il nostro organismo si mette in una posizione di allerta e si attiva per ripristinare, più velocemente possibile, l’equilibrio smarrito. In questa fase i nostri sensi sono più reattivi, la pressione sanguigna più alta, i battiti cardiaci più frequenti perché il nostro cervello dà il segnale al sistema endocrino di secernere endrofine (anestetici naturali che ci permettono di fronteggiare il dolore), cortisolo, adrenalina e noradrenalina (chiamati appunto “ormoni dello stress”). Dopo questa prima fase, se lo stimolo stressante non è più presente oppure sono state effettuate strategie vincenti per superarlo, l’organismo ritorna allo stato di equilibrio precedente; al contrario, se lo stimolo stressante è ancora presente oppure non si è riusciti a fronteggiarlo, si entra in una seconda fase, chiamata “di resistenza” perché, appunto, l’organismo cerca, spesso con sforzi mentali e fisici spropositati, di resistere alla condizione di stress e di affaticamento.E’ la fase, per intenderci, del “Non posso farci niente“, “E’ così e basta” oppure “Passerà, prima o poi“. Intanto però il nostro cervello, che è una macchina sofisticatissima e che tende sempre a volerci riportare a uno stato di salute piuttosto che di malattia, continua a difendersi dalla situazione stressante e l’organismo rimane bombardato dagli ormoni elencati sopra che, sebbene indispensabili in un primo momento per far fronte all’emergenza, sul lungo periodo rischiano di essere controproducenti e di traghettare la persona nella terza fase, chiamata “fase dell’esaurimento“. Se infatti la condizione stressante continua nel tempo, risulta troppo intensa oppure abbiamo temporeggiato nell’attivare risposte alternative ed efficaci, si entra in questa ultima fase in cui l’organismo non riesce più a reagire allo stimolo e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare. E’ questa la fase in cui le energie psicologiche e fisiche sono quasi azzerate, la persona si sente impotente e sopraffatta, possono comparire (o cronicizzarsi) malattie psicosomatiche e la persona può ricorrere, come ultima spiaggia, a sedativi naturali o artificiali, legali o illegali per anestetizzare un dolore e un affaticamento ormai insostenibili.Lo stress è quindi una condizione complessa, a scavalco tra processi corporei e psicologici, in cui interagiscono influenze dell’ambiente esterno e valutazioni cognitive dell’individuo. 

Saturday, July 30, 2016

Pensiero emotivo/inconscio


Perché due persone, di fronte allo stesso problema, reagiscono in maniera diversa?
Perché uno si arrabbia, sbraita, urla, mentre l'altro mantiene la calma?
Chi dei due ha la migliore riposta al problema? Cosa vogliamo di più dalla vita?
Perché ogni giorno mettiamo in atto determinate azioni e ne scartiamo razionalmente ed emotivamente altre?
La decisione che prendiamo per rispondere a un problema delinea la qualità della nostra vita.
Decidere è un grande potere ma non sappiamo controllarlo, nessuno ci ha insegnato a farlo.
Ci troviamo così a prendere decisioni su basi infondate, su preconcetti, su abitudini e attitudini fuorvianti.
Questo grande potere lo buttiamo via per la nostra deleteria attitudine a credere in cose che non conosciamo veramente.
Pensiamo che a scegliere siamo comunque noi, così come quando andiamo a votare al seggio elettorale e pensiamo di eleggere i nostri rappresentanti. In verità non facciamo altro che "mettere una croce" sul candidato scelto per noi da un dirigente di partito che da noi non è stato eletto!
Cadere in queste trappole è facile: fanno tutte leva sulle nostre emozioni. Le emozioni sono più veloci del pensiero razionale e ci impongono una reazione istantanea. La nostra parte emotiva guida le decisioni che prendiamo giornalmente in stretta sinergia con quella razionale. Questo connubio crea e libera in noi energie immense: sta poi a noi indirizzarle nella giusta direzione.
Queste energie possono ritornarci utili o limitarci nella nostra esistenza.
Credo percio' che cio' che mi e' capiatato negli ultimi 7 o 10 anni o piu' sia servito a rendermi piu' razionale.
Spesso dico:faccio una passeggiata nel bosco o mi siedo sulla riva del fiume a sentire mormorare il fiume inconsciamente in quei momenti cerco di creare un legame tra me e il mio inconscio,non sempre ci riesco ma molte volte si.Non ho piu' paura di prendere scelte azzardate (anche perche' forse c'e' anche chi mi aiuta a prenderle).La razionalita' regna nella mia vita?risultato?La serenita'.
  • la parte RAZIONALE o LOGICA, che comunica attraverso il LINGUAGGIO VERBALE O LOGICO;
  • la parte EMOTIVA o INCONSCIO, che si esprime attraverso il LINGUAGGIO NON VERBALE, anche detto SIMBOLICO O ANALOGICO.     
L’inconscio è ciò che in ognuno di noi “fortissimamente vuole”, detta le nostre aspirazioni fondamentali e i nostri coinvolgimenti emotivi. Saper dialogare con l’inconscio, proprio e altrui, apre possibilità realizzative infinite.Le emozioni possono essere positive, e ingenerare benessere, o negative, e causare malessere, ma la classificazione in positivo e negativo non appartiene all’inconscio, che riconosce solo il “coinvolgimento emozionale”, bensì alla mente razionale, abituata ad analizzare, confrontare e classificare in base ai risultatiLa sfera emotiva non distingue il bene dal male. Accetta la sofferenza come la gioia ed è disposta a rimanere per anni in uno stato di dispiacere da cui trae, comunque, alimentazione emotiva, ma da noi vissuta come sofferenza.
Domanda: Ciò che facciamo è frutto della nostra volontà o del nostro inconscio?
Risposta:L’inconscio indica gli obiettivi, la parte logica li persegue.
Tutto ciò che ci piace è dettato dall’inconscio. Esso fa scelte per lui gratificanti e ciò che lo gratifica è sedimentato, nel corso del nostro sviluppo psico-evolutivo, nelle zone più profonde della nostra struttura psichica. La triade originaria vede interagire tre figure ancestrali: la madre, il padre, il figlio. Sulla base di queste relazioni primordiali, nella vita di ogni individuo si costruisce il mondo emotivo, che condizionerà in modo determinante tutto il nostro vissuto futuro.
PENSIERO ANALOGICO (o inconscio) àcrea­ àESIGENZA (o bisogno)
 PATHOS (emotività) àsi manifesta nelàTURBAMENTO (o desiderio)
 PENSIERO LOGICO (o razionalità)àcerca­ àAPPAGAMENTO (o possesso)
Tutto ciò che ci coinvolge e ci turba lo fa perché genera in noi emozioni, cioè alimenta il pathos.L’oggetto del desiderio può cambiare di volta in volta, l’importante è che assolva al compito di alimentare il pathos, cioè di mantenere pieno il nostro serbatoio emozionale. Quindi, il mondo relativo cambia, cambiano i volti, le situazioni, le relazioni, ma ciò che non cambia è l’esigenza assoluta di creare e alimentare l’emotività.
 L’EMOTIVITÀ È CIBO PER NOSTRO INCONSCIO. Per il nostro benessere non si deve mai dimenticarsi di nutrirlo di emozioni, curandoci di questa parte di noi altrettanto di quanto ci curiamo della parte razionale.
OFFRIRSI DELLE EMOZIONI SIGNIFICA MIGLIORARE LA QUALITÀ DELLA NOSTRA VITA. Ricordare che nulla ha un valore di per sé, ha valore l’emozione che suscita in noi.

Tuesday, July 26, 2016

l'ultimo treno


Nelle sue molteplici sfumature. Si ha la sensazione di aver perso un treno che non tornerà più (penso alla mia vita totalmente solitaria nell'adolescenza, se avessi avuto amici sarebbe stato tutto diverso), sia la sensazione di aver perso un treno che ripasserà ma intanto dovrò attenderlo mentre altre persone lo hanno preso al primo colpo. E ci aggiungo la paura di perdere i treni successivi, come se potessero esserci treni che non ripasseranno più.
Ma quando ho questa paura, penso che ci sono tanti treni a mia disposizione, che non dipendo da un treno solo. E penso anche che sono abbastanza in gamba da prendere il treno giusto quando passerà. Forse ci metterò più di altre persone che lo prendono al primo colpo, ma ci salirà anche io sul treno della serenità. E questo pensiero mi dà pace.

La mia vita andava a meraviglia fino a 2 anni fa, almeno, fiducioso del mio futuro e che avrei realizzato al massimo ogni mio desiderio mi piace "rompere gli schemi" sperimentare i mezzi per trovare qualcosa di originale.
Poi, 2 anni fa, ho dovuto interrompere bruscamente qualsiasi tipo di attività per motivi personali.
Nel frattempo ho intrapreso un corso specializzante di tornitoreho fatto anche degli stage, un flop tremendo, sentivo che il corso non mi portava da nessuna parte( gli stessi professori ci dicevano che il corso era una fregatura), tantomeno che ci preparava agli stage di lavoro ma non ho mollato.
Nella mia vita ho fatto diversi lavori ma ho un'ansia talmente forte quando lavoro che spesso sono stato lasciato a casa.I miei sogni sono quelli di concretizzare le mie aspirazioni anche facendo cose ispirate ad esse come hanno fatto diversi disagiati.scrivere dei libri sulla mia vita ed un progetto di brand sugli stati d'animo ma poi forse copierei qualcosa di gia' scritto e che mi affascina. Sono tante cose, lo so ma sono in molti che pur avendo "un albero maestro" fanno più cose in ambito artistico.
Mi fu consigliato di andare a fare il militare o l'operaio, sinceramente ho sempre fatto lavori di vario tipo per una questione di adattamento e di esperienza, ma così mi sentirei proprio sprecato.E' passato l'ultimo treno?Non ho una vita (credo) vuota,ho preso il treno della quiete e della serenita' vediamo dove mi conduce.......

Monday, July 25, 2016

inetto


Sono un ragazzo di 39 anni e soffro di un problema per me forte. Ridotto in breve il mio problema è “non riuscire a vivere”, vivo tutti i giorni con una qualsiasi forma di paura o ansia. Mi sento sempre inferiore a tutto e a tutti, chiudendomi spesso in casa e partendo sconfitto da principio su quasi ogni sfida che mi si pone davanti. Il motivo di tutto questo non mi è sempre stato chiaro…. Non solo, non ho diritto di farmi valere in alcun modo quando ho ragione. Io ho torto a priori qualsiasi cosa accada perchè io sono io. Tutto questo mi ha portato ad avere 1000 paure e non vivere bene. Non sapermi difendere e spesso essere preso di mira da gruppi di ragazzi senza sapermi difendere. Io non so come fare, ho provato tutto ciò che era in mio potere…Ma loro si dichiarano innocenti e dicono che io sono stupido perchè sono io sbagliato (nonostante abbia parlato con un esperta, essermi messo in dubbio e confrontato 1000 volte con amici più grandi di me non riuscendo mai a far valere quest’ultima tesi). Sto perdendo ogni giorno il sorriso perchè il male che c’è in me mi logora…Ho forti momenti d’ansia tutti i giorni e spesso attacchi di panico. Ho problemi di concentrazione e la mente sempre occupata da cattivi ricordi…Non so cosa fare, mi sento inetto e incredibilmente solo, le persone più vicine mi sono lontano e io tra poco comincerò ad aver paura anche della mia ombra se continuo a vivere così…e non vorrei mai che ciò accada…
Il fatto è che mi sento inetto, idiota, inutile. Non sempre, ma nei momenti neri mi sento così.
Ma non basta, ricado subito dopo.In un'angoscia nera.La verità è che mi sento orrendamente indietro.Mi sento inetto.E soffro perchè penso di non meritare alcun rispetto, da parte dei miei, da parte di me stesso. Mi sento una delusione ambulante.C'è poi il discorso guida.La mia macchina: che però è diventata la macchina di nessuno, in quanto io la guido sì e no 3 o 4 volte a settimana sempre nelle solite strade che conosco a menadito.Indipendenza zero.Con gli altri invento scuse, che la macchina non va e io sono appiedato, che la sera preferisco non uscire da solo... Come disse una sera una mia amica (le cui perle di saggezza stento ancora a capire se siano consigli o frecciatine sottese), io sono un vincolo per me stesso e per gli altri.Quattro foto stile carta d'identità, sorrisino ebete, e via, a fanculo.Mi sento inutile, irrealizzato, in mezzo a una strada.Non capisco a cosa servo, non do soddisfazioni, non do niente.Forse ha ragione chi, tra le righe, mi dà del viziato.

Mai una gioia


Non so più come affrontare il mio continuo stato di insoddisfazione.Da pochi giorni ho raggiunto un obbiettivo importante ma non sono felice e soddisfatto del mio percorso.
Ho iniziato il mio cammino, cercando di essere sempre preciso ed impeccabile, inseguendo sempre la perfezione.Ad un certo punto però qualcosa nel mio ingranaggio perfetto è andato storto..ho cominciato a vivere gli eventi in un perenne stato di ansia e terrore, come se con un si o un no fosse giudicata la mia persona e non il mio essere, facendo calare terribilmente la mia autostima.Questo mio costante stato di ansia ha inciso inevitabilmente anche sulla mia vita privata:ho visto sempre meno i miei amici che però per fortuna hanno sempre compreso il mio status. In pratica, ho perso l’equilibrio che avevo e faccio ancora fatica a trovarne uno perchè ossessionato dal non poter tornare indietro.Ora devo solo accettare le conseguenze e temo il risultato finale che so già che non sarà malvagio ma, temo di non essere all’altezza delle aspettative dei miei genitori, di essere visto dagli altri come quello “mediocre”, quello ansioso, mi sento sempre inferiore rispetto ad altri che forse sono stati più bravi ed organizzati di me, ecco, temo l’insoddisfazione e non voglio vivere così perchè so di poter avere tante possibilità, ma so anche che c’è sempre una parte di me “triste” che non vedrà mai il lato positivo delle cose. Come posso liberarmi di questa insicurezza ed insoddisfazione che mi porta sempre a credere di non poter fare nulla di buono della mia vita e non mi consente di vivere serenamente un momento come questo che dovrebbe essere di gioia?


Tuesday, July 19, 2016

Sull'amore


Sono pure tutte quelle emozioni che integrano e danno animo: e’ impura invece quell’emozione che afferra solo un lato del tuo essere e quindi lo altera.

A volte, o spesso, il morale scende giù e l'angoscia prende il sopravvento, senza lasciare spazio ad altri sentimenti come l'amore.Proprio l'amore è però il fattore che scatena delle emozioni forti, capaci di sconvolgere sia in positivo che in negativo la nostra vita. mi chiedo: ma come può un sentimento tale muovere e cambiare la mia esistenza, che è spesso triste e piatta?E mi rispondono che nella vita è meglio cogliere queste emozioni e non lasciarsele scappare, perché grazie a queste potrete distogliere la mia mente dai pensieri negativi e soprattutto dalla voglia di nascondersi dietro la solitudine.Riconoscere l'amore vero è facile, proprio perché lo sento nel corpo, nella mente e nel cuore, dove nasce una particolare voglia che mi fa alzare dal letto per mettermi in moto sin dal mattino, carico e ricco di grinta e coraggio.In questo modo, la depressione non sarà la vostra alleata, perché non troverà un terreno fertile dove poter appigliare, ma al contrario, vi renderà capaci di aiutare anche chi vi sta attorno, trasmettendo in loro la vostra stessa vitalità.Continuare a credere nel sentimento vero credo condurrà verso la serenità e se proprio non riusciro a crederci, mi mettero' alla prova, perché solo io devo farmi forza e iniziare a cercare qualcuno con cui condividere momenti speciali e interessanti.Se la depressione continua, allora, invitare chi  sta a cuore, la persona che mi trasmetterà quel brivido speciale sarà la stessa che mi farà stare talmente bene da progettare un futuro più roseo e spensierato. Il potere dell'amore è reale, sia positivamente che negativamente, perché nel primo caso dona una carica nuova, ma nel secondo puo' buttare giù il morale.Ed è in questo caso che voglio rialzarmi a testa alta e ricominciare a credere e a sperare.
l'amore arriva quando vuole...non si programma, semmai chi lo ha, si concentra su di esso e, la mente si allontana da stati depressivi. ...
l amore per essere un buon antidepressivo abbia bisogno di essere corrisposto. Ma il primo passo da compiere ,dovrebbe essere l ' Amore verso se stessi. Quando ci si ama , si è già avanti con la "cura" . Ricordiamoci che non la troveremo mai altrove se non la cerchiamo innanzitutto dentro di noi. Quello che viene dall ' esterno ,dovrebbe essere sempre un qualcosa in più, mai una necessità....Non sarebbe Amore.